Il Festival della montagna a un italiano

da Trento

Il cinquantacinquesimo Film Festival della Montagna di Trento, avventura ed esplorazione, ha riempito bene i suoi dodici giorni di vita con mostre, libri, cori, rievocazioni, premi a valori verticali e morali, dibattiti e incontri con campioni delle cime, primo dei quali simpaticamente calamitante è stato il grande inglese Chris Bonnington.
Ma in prima linea, hanno occupato la scena i film ammessi alla rassegna da una giuria internazionale presieduta dallo scalatore e anche uomo di cultura Alessandro Gogna.
Un succedersi di proiezioni di alto o quanto meno di buon livello con temi molto variegati e una sorpresa finale che in tanti, o forse nessuno, aveva previsto ma che al suo annuncio, nell'incontro conclusivo nel suggestivo salone Depero nel palazzo della Provincia, ha scosso non le pareti ma fantasiosamente i grandi dipinti del maestro futurista di Rovereto. Dopo molti anni il primo onore, la tradizionale Genziana d'oro città di Trento, ha onorato un italiano, il trentottenne regista palermitano Stefano Savona per il suo interessantissimo lavoro Primavera in Kurdistan, una vicenda attuale e morale che avviene sulle montagne di quel paese dove guerriglieri e guerrigliere curdi avanzano verso la Turchia terra in cui si combatte per la libertà del loro paese.
Raramente, o forse mai, un applauso rimbombante e prolungato ha accolto la notizia dell'assegnazione del massimo trofeo come in questo caso e io l'ho goduta non staccando il mio sguardo dal viso commosso e immobile del suo autore.
Il podio delle Genziane, in questo caso tre a pari merito d'argento è stato assegnato a due registi tedeschi e uno norvegese: Am Limit di Pepe Danquart, «attori» i fortissimi scalatori fratelli Huber impegnati a migliorare la loro velocità su una parete estrema nella statunitense Yosemite Valley. A Firn di Axel Koenzen, tragica vicenda fra padre e figlio sul ghiaccio di un monte austriaco. E a Sjiur Paulsen per Loop, un documentario dedicato a tre persone che per soddisfare le rispettive esigenze di vita hanno scelto l'estremo uno con una scalata «impossibile» e successivo lancio nel vuoto con base-jumping e gli altri due che affrontano una dura e lunga traversata con le loro barche a remi, raggiungono le isole Lofoten per poi praticare uno sci in condizioni proibitive.
Voto finale al festival almeno nove grazie all'intelligenza ed esuberanza del direttore Maurizio Nichetti e alla rigorosità del presidente Italo Zandonella Callegher.