Il Festival della serenità: meno gossip, più musica

Il direttore artistico Mazzi: «Rispetto per il pubblico, sognavo Baustelle e Nannini». Panariello: «A me gli elogi, a lui le proteste»

Paolo Giordano

da Milano

Ma che pace, stavolta è proprio impossibile sparare al Festival. Il cast, che è stato annunciato ieri dopo una gragnuola di indiscrezioni, è talmente equilibrato, così bello e buono che Al Bano, lui creatura ormai televisiva e ahimè leccisizzata, sarebbe stato una mina vagante. Quindi adios (proprio a bruciapelo però). Gianmarco Mazzi, che è il direttore artistico insieme a Panariello, dice delicatamente: «Abbiamo cercato diversi tipi di pubblico, sia quello tradizionale sia quello più giovane che è da tempo uno dei nostri obiettivi».
E in effetti l’orizzonte anagrafico di chi potrebbe gradire il cast è così ampio da lasciar fuori giusto chi in tivù s’aspetta ancora di riascoltare Papaveri e papere. Forse per questo Panariello ironizza annunciando che «per gli elogi dite a me, per le proteste a Mazzi».
Il Festival della distensione, sgravato almeno in partenza, dai pateracchi gossippari, inizia così, con gli ZeroAssoluto (tra loro Matteo, il figlio dell’ex capostruttura Rai Mario Maffucci) che ricordano di essere stati bocciati l’anno scorso dopo aver presentato un brano, Semplicemente, che poi è diventato un tormentone dell’estate. O con l’eterno Michele Zarrillo che annuncia di arrivare all’Ariston «per festeggiare il mio decimo Festival». Insomma, normalità: tanto c’è ancora tempo per darsele di santa ragione. Il regolamento, naturalmente. Qualche artista ha già fatto retromarcia e magari qualcuno si pentirà di non averlo fatto: ciascun girone - Uomini, Donne e Gruppi - è composto da sei cantanti ma solo due arriveranno alla serata finale, con conseguenti polemicucce e alzate di spalle (peggio ancora per i Giovani: da dodici scenderanno anche loro a due).
Ma tant’è: questo è il bello del Festival. «Io avrei voluto che in gara arrivassero anche i Baustelle o Gianna Nannini, che mi sembra in un momento delizioso della sua carriera. Ma non è mai venuta a Sanremo e pure questa volta non ha voluto rischiare. Comunque tutte le nostre scelte sono state ponderate. Anche l’altra notte io e Panariello siamo stati lì fino a tardi concentrandoci e pensandoci sopra cinquanta volte prima di prendere ogni decisione».
E nemmeno il germogliare nella categoria Gruppi di ben tre neonati (Mario Venuti & Arancia Sonora, Figli di Scampia con Gigi Finizio e Gigi D’Alessio e Noa con Carlo Fava e Solis String Quartet) lascia spazio a qualche ossigenante boccata polemica. Niente: «Il vero motivo - spiega Mazzi - è che il cast si fa con quello che c’è in natura». Ossia: si sono presentati pochi gruppi.
E così a un cast studiato col bilancino rispondono commenti misurati. Enzo Mazza, presidente della Fimi: «Un cast di artisti importanti con canzoni emozionanti per i diversi pubblici di Sanremo». Mario Limongelli, presidente dell’Associazione produttori musicali indipendenti: «Cast rappresentativo in tutte le categorie dell’attuale panorama musicale». Una sintonia tra organizzatori e discografici che non si ascoltava da secoli.
Anche il caso Al Bano è rimasto sui binari di quello che una volta si chiamava civile dissenso: lui arrabbiato, Mazzi rassegnato. «Per Al Bano - dice il direttore artistico - provo affetto ed è un sentimento che non è in gioco in questa decisione. Anzi, credo di averlo rispettato più non inserendolo in gara che ammettendolo al Festival». E chi ha orecchie, intenda, ma per favore niente polemiche.