Un festival sui Miti del Nord

Fate e folletti, leggende e tradizioni del profondo Nord tornano a Milano. Parte da oggi la seconda edizione del «Ragnack Nordic Festival», che ospiterà i personaggi e la cultura dei Paesi del Nord Europa. Questo nome viene da «Ragnarök», che nella mitologia nordica rappresenta la battaglia finale tra le potenze della luce e dell'ordine e quelle delle tenebre e del caos, in seguito alla quale l'intero mondo viene distrutto e poi rigenerato.
Così Danimarca, Svezia, Finlandia, Norvegia e Islanda proveranno a ricostruire un mondo a loro caro, portando in Italia le forme d’arte, musica e letteratura, i sapori della cucina e le immagini del cinema, in un programma denso di iniziative che si concluderà con un concerto all’Idroscalo sabato 28 Giugno.
Tra gli ospiti d’eccezione questo pomeriggio alle 18.30 ci sarà Anthony Majanlathi, uno dei pochi discendenti del celebre scrittore di fiabe Hans Christian Andersen. Dall’accento sicuramente nordico, orgoglioso di avere nelle vene il sangue del suo antenato, Antony è un uomo sorridente e sognatore. Tra lui e Andersen c’è la passione per la scrittura e l’amore per l’Italia (da dieci anni vive a Roma), che definisce un «posto magico, dove c’è grande calore fra le persone e un luogo dove tutto può succedere, nel bene e nel male».
La storia dello scrittore danese scomparso nel 1875, racconta Majanlathi nell’intervista, è pervasa da un enorme successo, ma anche da grandi fallimenti personali, che gli lasceranno sempre una vena di malinconia e di profonda solitudine. «Si innamorava sempre di persone sbagliate - dice - come quella volta in cui perse la testa per la cantatrice Jenny Lind, una donna inaccessibile, a cui fece una proposta di matrimonio: le lasciò un bigliettino mentre saliva su un treno...». Lui, discendente della protagonista della Karen di «Scarpette rosse», nome della sorella di Andersen, racconterà al pubblico il ruolo che le donne hanno avuto nella letteratura dello scrittore: «Le donne, per lui, sono eroine sempre costrette al sacrificio per l’uomo o alla sofferenza a causa della sorte crudele, metafora di sé stesso e della natura umana». Conclude dicendo: «Abbiamo molto in comune, gli sono molto affezionato. Non ho la pretesa di considerarmi un esperto, ma ho letto tanto su di lui e faccio lo storico sociale. Era un uomo che veniva dal basso e si sentiva come votato alla scrittura. Curioso come abbia scritto due autobiografie per niente veritiere e quando gli chiesero di scriverne un’altra rispose che lo aveva già fatto: era Il brutto anatroccolo».
info: www.ragnarock.eu