A Festival Vivi la biblica regina Esther

Andrea Indini

La tradizione ebraica la chiama Purim, o Festa delle sorti. Si tratta della festività che celebra la mitica eroina Esther e la salvezza del popolo ebraico dal temibile re persiano Artaserse. Dopo duemila anni, in bilico tra tradizione e realtà storica, l’Ensemble Salomone Rossi presenta, questa sera (ore 21.15), Esther, storia di una regina al Festival Vivi Montichiari a Pieve di San Pancrazio.
Sulle opere composte da Händel e Lidarti, un cast importante: Caterina Trogu Roehrich (soprano), Renata Stefani (mezzosoprano) e Luigi Pagliarini (tenore). Esther, così vuole l’Antico Testamento, è la sposa di Assuero (identificato dagli storici con Artaserse). Aman, invidioso del favore accordato dal re a Mordecai per aver sventato un complotto ai danni della vita dello stesso monarca, aveva fatto in modo di farsi dare da Assuero, ignaro dell’appartenenza della consorte alla stirpe d’Israele, l’autorizzazione allo sterminio dell’intero popolo ebraico che viveva in Persia dopo la distruzione di Gerusalemme per mano dello stesso esercito persiano.
A partire dal Medioevo sono numerosi i racconti e le opere teatrali che si ispirano alla vicenda di Esther. È Madame de Maintenon a commissionare a Racine il testo e a Jean Baptiste Moreau, musicien ordinaire alla corte di Luigi XIV, le musiche dell’Esther pensata per le allieve del collegio di Saint-Cyr. Un rimaneggiamento del testo raciniano è Esther, or fith triumphant di Bereton (1715) che servì da base per la prima versione dell’opera composta da Händel a Cannons nel 1720. Ma il vero successo del compositore tedesco arrivò con il «rimaneggiamento» del 1732 portato al King’s Theatre per volere della principessa Anna. L’opera ottenne un grandissimo successo e non stupisce che ancora una volta, nel 1774, ne venisse fatto un ulteriore adattamento.
Quello che meraviglia in quest’ultima edizione è il testo tradotto in ebraico dal rabbino mantovano Jacob Raffaele Saraval. Secondo l’annotazione presente sul libretto conservato nella biblioteca della sinagoga di rito portoghese di Amsterdam, il testo doveva servire per l’esecuzione in ambiente ebraico dell’opera händeliana. Fu invece musicato dal compositore italiano Cristiano Giuseppe Lidarti. Il manoscritto musicale dell’opera con testo in ebraico è stato ritrovato a Cambridge nel 1997 e, con l’aiuto del musicologo israeliano Adler, preparato per la prima esecuzione moderna che ha avuto luogo a Gerusalemme nel maggio 2000. È stata riproposta integralmente una sola volta in Europa al Festival di Montpellier, mentre numerose sono le esecuzioni di arie solistiche, duetti e cori da parte dell’Ensemble Salomone Rossi.