Fi: «Operazione poco trasparente» Albertini avvertito a giochi fatti

Gabriele Albertini è stato informato a giochi fatti. Nemmeno dal «partner» del patto di sindacato bensì «dai giornalisti convocati in fretta e furia a Palazzo Isimbardi per una conferenza stampa». Metodo che, chiosa il primo cittadino, «appare discutibile sotto il profilo dei rapporti istituzionali». Mancanza di stile che Albertini spera non sia accompagnata pure in futuro dal non «rispetto degli impegni presi»: «L’acquisizione di nuove azioni non viola il patto di sindacato siglato con Filippo Penati. Il patto resta valido, così come il percorso per portare la società in Borsa. Ci attendiamo quindi il rispetto degli impegni presi e dei tempi concordati per la quotazione della Serravalle».
Quotazione di una società che, per la cronaca, ha chiuso il bilancio 2004 con un fatturato salito a 180 milioni di euro contro i 169 dell’ultimo esercizio, con dividendo da 0,045 euro per azione e con una mole di investimenti - quelli rimasti bloccati nel corso del quinquennio 1999-2004 - da affrontare. Che si spera non siano nuovamente stoppati anche «dopo questo acquisto che non trova alcuna ragione strategica» afferma Maurizio Lupi, commissario cittadino di Forza Italia e responsabile nazionale azzurro per le infrastrutture: «Sono stupito della notizia dell’acquisto ma pure preoccupato perché è l’ennesima dimostrazione di un ritorno, che la sinistra vuole, a uno Stato imprenditore. Ma, attenzione, con una differenza: che, stavolta, a guadagnarci, l’unico a portare a casa è il privato». Lettura delle scelte strategiche firmate da Penati fatte con alla mano i ritagli stampa dove «il privato» era definito come un nemico, «un ostacolo alla legalità».
Quella che, ora, gli azzurri Bruno Dapei, Manfredi Palmeri e Carlo Masseroli mettono in discussione: «Si è utilizzato un gioco di scatole cinesi per aggirare un passaggio legislativo. Operazione poco trasparente: fa gli interessi del privato che incamera quattro volte il prezzo al quale aveva comprato e non quelli del pubblico che già controlla Serravalle. Una montagna di denaro sperperato per accrescere il potere personale del ds Penati». Come dire: soldi che avrebbero permesso di prolungare il metrò fuori Milano, «solo che non è l’interesse di Penati e dei suoi boys».