Fi, vertice per calmare i bollori e venerdì c’è il primo consiglio

Incerto anche il voto per assegnare lo scranno più alto dell’aula

Brontola il ventre molle di Forza Italia. Nemmeno otto poltrone (di cui ben cinque in quota al consiglio) più il presidente dell’aula bastano a placare la fame di un’esercito di aspiranti assessori. E allora il veleno scorre a viale Monza. «Per fortuna che la Moratti aveva annunciato una giunta di quasi ministri», sibila uno dei pochi che maschera il livore con l’ironia. «Prima la telefonata di Abelli - ci va giù ben più pesante un altro deluso -, poi quella di Stefania Craxi, adesso anche quella di Frattini. Mi sembra che dopo tante belle enunciazioni di principio, la Moratti abbia proprio sbracato». Anonimato perché in ballo, almeno così sperano i «giapponesi» che non s’arrendono, c’è ancora una scrivania più parecchi strapuntini. Il non ancora ufficializzato posto a Mascaretti, quello di capogruppo, le prestigiose commissioni Urbanistica o Bilancio. Oltre a un’altra miriade di incarichi dal lauto stipendio in fondazioni e aziende controllate dal Comune. Incerto, nonostante la candidatura ufficiale dell’ex capogruppo e super votato Manfredi Palmeri, anche lo scranno più alto del consiglio. Messo a rischio da una discreta pattuglia (vedi sopra) di franchi tiratori pronti a esercitarsi sul primo bersaglio utile. E l’occasione sarà venerdì prossimo, data in cui la Moratti ha convocato la prima assemblea. A presiedere il consigliere anziano (nel senso del più votato) Silvio Berlusconi. Difficile pensare a una figuraccia della Cdl, ma gli scontenti assicurano che non guarderanno in faccia nemmeno a lui. Per tentare di raffreddare i bollori ieri tutti a rapporto dai capi. Mariastella Gelmini, Luigi Casero e Maurizio Lupi arringano le truppe («Più di così il partito proprio non poteva fare»). E visto il pieno di deleghe è difficile dar loro torto. Come a dire che per chi è rimasto in piedi l’indirizzo dei reclami è casa Moratti. Non basta. «Ma cosa c’entra Sgarbi con noi? Due mesi e pianterà tali e tanti problemi che ce ne accorgeremo». «E Rossi Bernardi da dove è piovuto?». «E la Colli? Ce l’ha imposta la Moratti. E lei per giunta si lamenta e dice già che l’assessorato non le va bene. E poi se dobbiamo mettere Prodi in difficoltà al Senato lei è meglio che si occupi di Roma». Lunedì se ne riparla. Con Armando Vagliati e Vincenzo Giudice che si autocandidano alla presidenza del consiglio, Giacomo Beretta e Guido Manca che vorrebbero insidiare Giulio Gallera capogruppo.