Una fiaba celebra Mozart piccolo genio

Applausi per «Apollo et Hyacinthus», il dramma scolastico musicale scritto dall’ artista a 11 anni. Ottima la direzione di Josef Walding

Marcello De Angelis

da Salisburgo

Quando le Aule Magne dell’Università erano veramente tali, poteva succedere che, nelle annuali ricorrenze dove gli allievi venivano invitati a dimostrare il loro talento, si verificassero episodi da restare nella storia. Accadde nel 1767 a Salisburgo - sotto il dominio del severo Cardinale Colloredo - che in quella sala fosse stato allestito per l’occasione il dramma in prosa Clementia Croesi, naturalmente in lingua latina. Fin qui niente di strano. Il colpo di genio accademico fu di condire la prosa con la musica di un ragazzo che a Salisburgo veniva indicato a fenomeno: l’undicenne Mozart, pronto a esibire, sotto gli occhi vigili del padre Leopoldo che sicuramente gli correggeva i primi «compiti», il prodotto in questione.
Nacque così il dramma scolastico musicale Apollo et Hyacinthus, sempre in latino e, inizialmente, privo di titolo essendo un intermezzo funzionale alla vicenda parlata e nulla più che ne rafforzava i contenuti, secondo l’usanza umanistica. Il tema del duplice evento non poteva essere che l’esaltazione della generosità principesca che «Wolfi» si prestava a sottolineare su un testo in prosa anziché in versi (trimetri giambici) recitati della Clementia Croesi. Può essere considerato questo d’opus (K.38) oppure la coeva cantata sacra Die Schuldgkeit de ersten Gebotes (L’obbligo del primo Comandamento) l’anticamera a La finta semplice o Bastiano e Bastiana.
A giudicare da quanto abbiamo visto e sentito entrambi i lavori non contengono ancora palpabili segni di vita teatrale antelitteram. Ma al fanciullo-prodigio, sacrificato (troppo) alle ambizioni paterne, esplode in arie di sorprendente ricchezza con adeguati spessori strumentali.
È stato giusto includerli nel calendario fittissimo dell’anno mozartiano in corso con la commozione di vedere eseguito Apollo et Hyacinthus sul palcoscenico della stessa Aula Magna, bellissima ed elegante, dell’Università.
L’operazione è andata molto oltre i limiti dell’atto dovuto al grande figlio di Salisburgo o alle intenzioni di una didattica allargata. A cominciare dai giovani che formavano l’Orchestra dell’Ateneo - esecutori provetti e, insieme, studenti - guidati da un docente-direttore di tutto rispetto: Josef Walding. Intelligente, efficace, brillantissima per continue trovate e movimento scenico, la regia di John Dew con belle scene, dal variopinto sapore fiabesco, disegnate da Heinz Balthes con idonei costumi da teatro di marionette di Josè Manuel Vaszquez. La poca consistenza drammaturgica delle vicende - mitologiche dell’Apollo e sacre del secondo numero - trasformate in gioco ironico, sarcastico, come parodia trasgressiva del reale (così il piccolo Mozart deve aver vissuto classicismo e religione) hanno subito pieno ed esilarante riscatto dinamico e visivo, tanto da giustificare i nutriti e lunghi applausi al termine. Altro punto di forza è stata la compagnia di canto, inappuntabile, che vorremmo citare in blocco: Maximilian Kiener (Oebolus), Anja Schlosser (Apollo), Christiane Karg (Melia), Astrid Monika Hofer (Zephyrus), Jekaterina Tretjakova (Hyacinthus), Michiko Watanabe, Peter Sonn, Bernhard Berchtold, Christiane Karg, Cordula Schuster, per la seconda pièce.