La fiaccola accende l’Italia e a Napoli farà il botto

Poliziotti e vescovi di corsa, è un Paese di tedofori. Capodanno olimpico sotto il Vesuvio

Andrea Fanì

Migliaia di persone stanno portando la fiaccola olimpica in giro per l'Italia. Salvo poi scoprire che è la fiaccola a portare loro. La torcia ti porta via con il pensiero, e allora uno dimentica tutto, anche chi gliel’ha passata. Migliaia di persone normali che in quel momento sono speciali. Dimentica gli applausi e le risate della gente, mamme, papà, mogli, fidanzate, nonne dei tedofori: tutti lì con telecamere, macchine fotografiche, battimani e batticuore. Paolo, ad esempio, viene dagli Usa: «Sono un ricercatore dell'Università di Rochester. Mi hanno chiamato ieri, ero ad Agrigento per le feste di Natale». Corso via dall'Italia, anche lui «cervello in fuga», adesso corre, ancora, proprio a casa sua - Agrigento appunto - messaggero dell'Olimpiade.
Sandra, altro esempio, fa impazzire i ragazzi dello staff Toroc: parla e scherza con tutti, esce dal suo gruppo di tedofori e devono andare a recuperarla ogni tanto. Allora qualcuno la minaccia: «Non muoverti dal punto di ritrovo, altrimenti corri per 400 chilometri, non 400 metri». Con la fiaccola in mano non si sente neanche il traffico, vigili urbani e poliziotti mettono ordine tra le auto incolonnate, bloccate pure loro dal viaggio della torcia. Bambini con le bandierine in mano, sventolio di feste, decine d'auto della carovana pubblicitaria, famiglie intere.
Si può scordare tutto. La faccia del dj vestito da aviatore che ogni sera lancia la musica nell'aria, per far ballare città intere, dove la fiaccola si ferma e trova, anch’essa, un po' di riposo. Si dimenticano i fotografi e i cameramen che ti seguono, verso il prossimo tedoforo, un signore anziano dalla faccia gentile che al cambio dice «diamoci la mano». Ha ragione, che a toccarsi siano anche gli uomini, oltre alle torce. In staffetta c'è anche suo nipote, e sua moglie, una famiglia intera a scortare la fiaccola, uno dopo l'altro si passano il fuoco, come un'eredità senza tempo.
Ovunque le città ci guardano. Guardano i poliziotti che scortano la carovana, migliaia di chilometri in sella a una moto, che piova o ci sia neve. Uno di loro si toglie la divisa, si veste da tedoforo: ieri scortante, oggi scortato, domani come ieri. Per l'emozione lui ha lasciato a casa le scarpe da ginnastica, corre con gli stivali d'ordinanza. Con la fiaccola in mano le voci scompaiono e non si sentono i passi dei quattro runners che ti accompagnano. Eroi della quotidianità, come i volontari del Toroc che ti accolgono, ti danno una divisa e ti chiamano per nome. C'è Mirco, ad Agrigento, che dice: «Per fortuna mia moglie capisce il mio spirito, non è facile stare tre mesi lontano da casa». Fisico da ciclista, fa sì con la testa («vado in bicicletta») e allora parla di quando Chiappucci, proprio su queste strade (1994), vinse l'argento al Mondiale, dietro Leblanc.
La fiaccola accesa, la fiamma nell'aria del tramonto, o nel pigro insinuarsi dell'alba. La gioiosa ospitalità della gente di Sicilia, la festante accoglienza della Calabria, dove la fiaccola è passata di mano persino all'arcivescovo di Cosenza-Bisignano, Salvatore Nunnari, e al capitano della Reggina, Francesco Cozza. Anche loro hanno visto la passione e l'impegno dei ragazzi dello staff Samsung (che oltre alla carovana, ha fornito il sistema wireless dei Giochi, il WOW, a tutti gli addetti ai lavori che potranno ricevere in tempo reale risultati, statistiche e comunicazioni di servizio utili all'organizzazione). Che fatica, per loro: «Ma se lo fai con passione...», dicono. Tutto questo muove la fiaccola, la fiaccola muove tutto questo. Un Paese intero, ad Agrigento come a Napoli, poi Cortina, poi Torino.
La giostra non si ferma. La carovana ha puntato prima verso Palermo, dove è rimasta fino al 26 (con Totò Antibo, Ficarra&Picone, Candido Cannavò) a illuminare, oltre alla città, pure quelle lapidi alla memoria: Pio La Torre, Libero Grassi, Antonino Caponnetto, Falcone e Borsellino. Caduti di mafia, la fiaccola a Palermo è dedicata anche a loro. Quindi Catania, lo stretto di Messina, Reggio Calabria. La giostra non si ferma.
Si avvicina il Capodanno, la torcia saluterà il 2006, anno olimpico, da piazza Plebiscito, Napoli. Domani sarà lì, nella città del calore umano. E allora sembrerà ancora più splendente.