La fiaccola fantasma: c’è ma non si vede

A San Francisco ha attraversato viuzze laterali, accorciato il percorso, per poi fuggire di nascosto

da San Francisco

Non è stata certo una atmosfera di pace di fratellanza quella che ha accolto a San Francisco la fiaccola dei Giochi olimpici di Pechino nella sua unica tappa americana. La staffetta si è svolta lontano dal centro, lontano dalle migliaia di manifestanti radunatisi nella città del Golden Gate per manifestare pro o contro i giochi cinesi. E soprattutto si è svolta sotto il controllo di migliaia di agenti della polizia che hanno disposto intorno alla torcia olimpica una protezione senza precedenti. Le autorità della città, dopo essersi consultate con Londra e Parigi, hanno deciso che il rischio di incidenti era «verosimile», che doveva essere evitato «al cento per cento» e che la fiaccola doveva essere protetta come se fosse un Capo di Stato in pericolo.
Così è stato: il percorso della staffetta, tenuto segreto, è stato modificato e accorciato, la fiaccola a un certo momento è scomparsa in un magazzino per poi ricomparire successivamente non nelle zone storiche della città ma dirottata in quartieri periferici e semideserti, costantemente circondata da un drappello di guardie cinesi appositamente addestrate per proteggerla, e a loro volta protette da un imponente schieramento di agenti di polizia.
Mentre sul lungomare di San Francisco attendevano da ore migliaia di manifestanti, mentre nella zona di Chinatown la comunità cinese, la più grande d’America, festeggiava con carnevali e danze tradizionali l’unica tappa americana della fiaccola di Pechino, mentre nel centro e lungo il percorso previsto si accalcavano migliaia di persone per manifestare per la libertà del Tibet, la fiaccola correva in anonime periferie controllata solo dalla telecamere degli elicotteri della Cnn, che come le principali altre emittenti Usa ha seguito in diretta l’evento. Per proteggere l’avvenimento è stata anche cancellata la prevista cerimonia di chiusura, che avrebbe dovuto svolgersi nella Baia di San Francisco. La fiaccola è stata dirottata in direzione del celebre ponte, il Golden Gate, il cui accesso pedonale nel frattempo era stato chiuso.
Poi via, verso Buenos Aires dove la fiaccola è arrivata ieri alle 22 italiane, all’aeroporto internazionale di Ezeiza, senza nessuna cerimonia ufficiale. Per evitare sorprese, non è stato comunicato il luogo dove è stata sistemata durante la notte, in attesa di essere portata, di mano in mano oggi, lungo un percorso di 13,5 chilometri predisposto nei viali che costeggiano il Rio de la Plata. Molte personalità dello sport argentino sono state mobilitate per svolgere il ruolo di tedoforo, fra cui Diego Armando Maradona, che dovrebbe coprire con la fiaccola il primo tratto del percorso. Ma la sua presenza, giorni fa contestata dagli organizzatori cinesi, non è stata ancora confermata. In ogni caso un comitato per la difesa dei diritti umani in Cina ha annunciato «iniziative a sorpresa» lungo il percorso prescelto anche se, ha assicurato un portavoce, non saranno della durezza di quelle realizzate a Parigi e Londra.