Fiaccola senza pace: schiva un gavettone poi si spegne da sola

da Buenos Aires

Di certo non è una corsa fortunata, finito un guaio ne comincia un altro. Dopo i disordini di Londra e Parigi e le fughe di San Francisco la fiaccola olimpica è arrivata nella notte all’aeroporto internazionale Ezeiza di Buenos Aires e, dopo essere stata custodita in un luogo segreto, ha ripreso la sua corsa. Passata dalle mani del sindaco Mauricio Macri a quelle di Carlos Esponola, tre volte campione olimpico nel windsurf (Maradona non si è fatto nemmeno vedere), la fiaccola ha cominciato così il suo giro per le strade della capitale, sempre circondata da un sostenuto apparato di sicurezza composto da 5700 agenti. I movimenti pro-Tibet non trovano molto spazio in Argentina, ma una marcia alternativa è stata organizzata dai seguaci del gruppo cinese di Falun Gong, bandito in Cina. «Non abbiamo in programma alcuna azione diretta, ma non siamo l’unico gruppo che protesta contro le Olimpiadi di Pechino», ha detto un loro rappresentante, Martin Bermudez, denunciando violazioni dei diritti umani non solo in Tibet, ma anche in altre aree della Cina. Ma le dichiarazioni pacifiche non sono servite ad evitare il peggio alla torcia, prima sfiorata da un gavettone d’acqua, intercettato da un agente in Plaza de Mayo, e poi spentasi di colpo nella zona della Diagonale Norte, dopo che il corteo era uscito proprio da Plaza de Mayo. L’hanno riaccesa dopo qualche minuto. Sfiatata come mai.