Fiaccola spenta, silenzio assordante di Pericu

«Diciamola tutta: è un silenzio assordante, quello del sindaco di Genova, su un fatto gravissimo, lo spegnimento della fiaccola olimpica».
Eppure, sottosegretario Alberto Gagliardi, il Comune, in qualche modo, ha fatto sapere che si tratta di cose che capitano in democrazia, che non bisogna esagerare né tanto meno parlare di violenza.
«Bella giustificazione! Io, invece, penso e dico forte e chiaro che si è trattato di una vera e propria aggressione, di alto valore simbolico, ovviamente e pesantemente negativo».
Quale simbolo?
«Ma è chiaro: il simbolo da colpire e, possibilmente, annientare è la civiltà occidentale, i suoi valori che sono alla base anche delle moderne democrazie».
In questo modo, lei, Gagliardi, si allinea alle tesi sostenute da tempo da personaggi illustri e contestatissimi, come il presidente del Senato Marcello Pera, o la scrittrice Oriana Fallaci.
«Potrei cavarmela dicendo che sono in ottima compagnia».
Ma siccome non può cavarsela così, ci dica tutto il resto.
«Il punto è questo: i no global, i contestatori della civiltà occidentale fanno di tutto per minare fin dalle fondamenta la libertà e la democrazia di cui pure sono i primi a usufruire. E non perdono occasione, anche con la violenza, come nel caso dei fatti di Genova di domenica scorsa, per scardinare il sistema. Ma tutto ciò è consentito dall’acquiescenza, dalla rinuncia, da quello che definisco silenzio assordante da parte di alcuni autorevoli rappresentanti delle istituzioni».
E qui lei chiama in causa Giuseppe Pericu.
«Certamente. È lui, il sindaco, che persegue una linea di assoluta coerenza in questo campo».
Non gli farà mica i complimenti?
«Niente affatto. Se parlo di coerenza, effettiva, è per la continuità di Pericu nel perseguire sistematicamente un disegno che risale ai giorni del G8 di Genova del luglio 2001, ed è proseguito con la presenza ufficiale del Comune al raduno no global di Porto Alegre, in Brasile, ma è passato anche attraverso la concessione di locali pubblici e privilegi ai contestatori del sistema: mi riferisco, in particolare, all’insediamento clandestino del centro sociale Buridda nei locali dell’ex facoltà di Economia in via Bertani e al relativo abbuono di canoni d’affitto e utenze. Questi sono fatti, che oltretutto gravano direttamente sulle spalle dei cittadini».
Un giudizio molto severo, su un sindaco che sostiene di aver reso Genova più bella.
«Ma che severo, ma quale Genova più bella! Pericu si è comportato esattamente come la gallina che cova le uova no global. Riconosciamolo: lo ha fatto con grande cinismo politico, cavalcando con abilità le tante contraddizioni della maggioranza che lo sostiene. Nel frattempo, però, i problemi della città si sono ingigantiti, e ne ha risentito la sua immagine complessiva».
Doveva esserci un’operazione fondamentale di restyling, in nome della nuova vocazione culturale e turistica.
«E invece, come conferma clamorosamente l’episodio senza precedenti dello spegnimento della fiaccola olimpica, siamo qui a fare i conti con una città che dà all’esterno un’immagine ribelle, rissosa, anche violenta, una città in balia di minoranze che alzano progressivamente i toni dell’invettiva. Senza che le istituzioni locali facciano sentire una sola voce di censura».