Fiaccolata per Bagnasco dopo le minacce

Due nuove scritte contro i vescovi e la Chiesa sono state scoperte in città. La prima, subito cancellata dai vicoli vicino al Duomo, prendeva di mira la Conferenza episcopale italiana, guidata dall’arcivescovo Angelo Bagnasco: «Cei Boia» si leggeva, con la stella a cinque punte delle Br. Sulla parete laterale di San Lorenzo, l’attacco è invece «alla carità cristiana» che «gestisce i lager di stato», messaggio descritto dalle forze dell’ordine come nuovo ma che il 2 aprile, quando sul portone principale comparve il primo «Bagnasco vergogna», c’era già. Genova, intanto, si mobilita: lunedì si terrà una fiaccolata di solidarietà all’arcivescovo. E quel giorno, in città, ci sarà anche il cardinal Ruini.
L’appuntamento è alle 21, in piazza San Lorenzo. «In silenzio, con le fiaccole in mano, percorreremo le strade del centro, da piazza de Ferrari a Campetto - racconta Miriam Pastorino, responsabile del Coordinamento associazioni e cittadini-. Manifestiamo perché al nostro arcivescovo non può essere impedito di parlare». L’idea è venuta dai cittadini: «Le istituzioni cittadine non si sono mosse dopo le minacce all’arcivescovo, i genovesi invece ci chiedevano di fare qualcosa a sostegno di monsignor Bagnasco». Da qui l’idea della fiaccolata, che non avrà comizi («sfileremo con le torce e qualche cartello di sostegno») ma che ha già raccolto importanti adesioni: «L’Ascom, l’associazione dei commercianti, ha dato la sua adesione formale e altre categorie lo faranno nelle prossime ore. Renata Oliveri, candidata del centrodestra alla Provincia, ci ha detto che sarà presente, tutti i politici e le autorità sono invitati».
Delle minacce all’arcivescovo, ieri, si è discusso anche alla Camera dei deputati. Marco Minniti, vice ministro dell’Interno, ha espresso la solidarietà sua e del governo a Bagnasco e ribadito che «l'attenzione era e rimane straordinaria». Il vescovo, nelle uscite a Genova e in Liguria, continuerà a essere accompagnato dalla scorta («un servizio di tutela personale») e anche la Curia resterà sotto «vigilanza permanente». Quanto agli autori delle scritte, secondo Minniti si può trarre «una prima conclusione» dalle indagini svolte finora: «I ripetuti episodi intimidatori in atto sembrerebbero non ascrivibili a matrici di natura eversiva, ma troverebbero origine in un sentimento anticlericale volto a rimarcare la presunta interferenza della Chiesa nelle vicende politiche italiane». La scintilla sono state le critiche dei vescovi e in particolare di Bangasco ai Dico con i quali il governo vuole dare più diritti alle coppie non sposate. Critiche che hanno provocato la reazione «di circoli e gruppi con marcato carattere anti clericale e di matrice anarchica» risvegliatisi anche in Spagna nel 2006.
La ricostruzione non è piaciuta ai Radicali, al governo con i Ds di Minniti. «Minniti chiarisca le affermazioni infamanti per gli anticlericali - dice il deputato della Rosa nel Pugno, Maurizio Turco - Non possiamo accettare che l'anticlericalismo politico (e religioso), di cui siamo l'evidente ed organizzata espressione politica, sia omologato ad ideologie e prassi anti istituzionali e anti democratiche, come ha sostenuto Minniti». «La spiegazione di Minniti lascia a dir poco sbigottiti - aggiunge il leghista Giacomo Stucchi-. In alcune scritte c’è la la firma delle stella a cinque punte, segno di una recrudescenza delle Brigate rosse». In aula, si è discusso anche dei «mandanti»: «Perché continuare a fingere di non riconoscere nelle frange della sinistra estremistica e anarchica la fonte principale e la paternità?» si chiede l’azzurro Francesco Maria Giro. «Gli imbrattatori dei muri “anti Bagnasco” leggono i giornali che si autodefiniscono “comunisti”» aggiunge Riccardo Pedrizzi di An. L’estrema sinistra accusa invece la Chiesa di ingerenza: «Se la Chiesa o qualunque confessione pretendessero obbedienza religiosa su una scelta politica, allora sì che vi sarebbe ingerenza nella vita dello Stato. E come sappiamo ingerenza c’è stata» dice Antonello Falomi di Rifondazione. L’Udc incita invece alla repressione: «Bisogna che la polizia intervenga - conclude Luca Volontè-. Ci sono i circoli anarchici dietro le scritte? Chiudiamoli».