La fiaccolata scotta la sinistra E Casini applaude il governo

da Roma

Ognuno dice all’altro che ha sbagliato. Il dialogo tra il presidente dei Ds Massimo D’Alema e il segretario di Rifondazione Fausto Bertinotti il giorno dopo la fiaccolata organizzata davanti all’ambasciata iraniana a Roma a sostegno di Israele dopo le uscite di Teheran si è limitato a un dissenso reciproco. D’Alema ha partecipato all’iniziativa, e dalla fiaccolata ha criticato Bertinotti: «È stato un errore non venire». Il leader del Prc ieri ha risposto di pari tono: «D’Alema pensa che io abbia fatto un errore a non partecipare alla manifestazione? Io penso reciprocamente che abbia fatto un errore ad andarci».
Bertinotti aveva partecipato invece al sit-in organizzato dai Verdi il giorno precedente. La sua posizione rimane la stessa, indipendentemente dalle molte facce alleate presenti alla fiaccolata di giovedì (da Fassino a Veltroni a Pecoraro Scanio): «Bisognerebbe fare una manifestazione su un concetto condiviso - ha riflettuto anche ieri il segretario di Rifondazione - : due Stati per due popoli. Spero che si faccia». Neanche la sinistra radicale è concorde al suo interno, perché tra i Verdi per esempio, alcuni hanno partecipato a entrambe le iniziative e altri solo al sit-in di giovedì. I giornali di riferimento, Unità e Manifesto, non hanno preso una linea precisa, concentrandosi il giornale di Antonio Padellaro più sul forfait del ministro degli Esteri Gianfranco Fini.
L’orientamento di molti, almeno nella maggioranza, è invece che la fiaccolata non sia stata solo un episodio estemporaneo, ma che il problema israeliano sia portato all’attenzione di Bruxelles: «Il governo s’impegni a promuovere in sede europea la definizione di una posizione comune di sostegno e cooperazione alle politiche di sicurezza che preservi l’integrità di Israele e la vita dei suoi cittadini»: così recita la mozione presentata alla Camera dal coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi e dal capogruppo Elio Vito. Si chiede anche al governo di sollecitare «l’esame, da parte del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del dossier sui programmi nucleari della Repubblica islamica dell’Iran che costituiscono un gravissimo problema di sicurezza per l’intera area mediorientale». Nella mozione si propone poi di prendere in considerazione una serie di sanzioni per Teheran qualora l’Iran dovesse continuare nel suo attacco ad Israele. «La minaccia permanente nei confronti di Israele e dei Paesi islamici moderati - hanno scritto Bondi e Vito - destabilizza gli equilibri geopolitici dell’area mediorientale e pregiudica in modo gravissimo la soluzione del problema israelo-palestinese secondo il principio «due popoli liberi-due Stati democratici».
Una manifestazione, quella di Roma, «straordinaria, bellissima», secondo il presidente della Camera Pierferdinando Casini: «Si è visto - ha commentato da Bari - quanto amore gli italiani abbiano per lo Stato di Israele che vogliono sereno e che vogliono vedere vivere in pace». Poi un elogio «ai ministri che hanno fatto bene a non andare a manifestare in piazza perché credo che il loro compito non sia guidare i cortei. Loro stanno lavorando seriamente nelle sedi istituzionali come è giusto». Ha apprezzato al decisione del ministro Fini di non partecipare alla manifestazione anche la Fondazione Magna Carta, il cui presidente onorario è il presidente del Senato Marcello Pera: «Bravo Fini!», è il titolo del sito della Fondazione.
La fiaccolata di Roma deve essere ora uno spunto, secondo Roberto Biscardini (Sdi) per definire «una politica estera sempre più unitaria, al di là delle differenze spesso strumentali tra i due schieramenti». Il Verde Alfonso Pecoraro Scanio chiede invece una redde rationem: «Il ministro - dice - chiarisca subito in aula sullo stato dei rapporti diplomatici tra Italia e Iran».