Fiamme gialle, i Pm accusano: viceministro smentito dai fatti

I magistrati, che pure hanno chiesto l’archiviazione, riconoscono: «Oscuri i motivi per cui voleva trasferire quei quattro ufficiali Ottimi i loro risultati nella lotta all’evasione»

Roma - «Ritiene quest’ufficio che il viceministro, onorevole Visco, abbia posto in essere una condotta in violazione di specifiche norme di legge». Il procuratore di Roma Ferrara e il pm Racanelli così hanno scritto nella richiesta di archiviazione per le ipotesi di reato di tentato abuso d’ufficio e minacce relative alle pressioni indebite esercitate nell’estate 2006 sul generale Speciale. L’esponente diessino non ha rispettato l’autonomia delle Fiamme gialle. Ma c’è un altro punto sul quale i magistrati si soffermano e che rimane sullo sfondo: il caso Unipol.

Smentita/1. «Rimane oscuro il vero motivo per il quale il viceministro era “interessato“ o comunque voleva il trasferimento dei quattro ufficiali (Forchetti, Lorusso, Pomponi e Tomei; ndr)», hanno sottolineato Racanelli e Ferrara precisando che «le dichiarazioni rese dall’indagato (Visco) risultano essere state completamente smentite dagli accertamenti svolti». Il viceministro, nel corso dell’interrogatorio, affermò che il comando di Milano e della Lombardia non si occupava adeguatamente di lotta all’evasione. Ma, rilevano i magistrati, le statistiche confermano i risultati positivi dell’azione della Finanza in Lombardia ed è «notorio» che la Procura di Milano nelle inchieste su Bancopoli si avvale dell’attività di indagine della Gdf.

Smentita/2. «Non aderente alla realtà dei fatti» appare la giustificazione di Visco relativa alla lunga permanenza degli ufficiali nei loro incarichi. Documenti e dichiarazioni lo smentiscono.
Smentita/3. In una lettera inviata a Speciale il 24 luglio 2006, il viceministro scrisse che l’opportunità di trasferire i quattro emerse dagli incontri con i generali Pappa e Favaro del 13 luglio precedente. Per i magistrati, Visco «aveva in mente di chiedere i trasferimenti ben prima degli incontri».

Spaziante. Il generale Spaziante, ex comandante generale della Lombardia ascoltato come persona informata dei fatti, ha riferito come Visco gli avesse chiesto della fuga di notizie su Unipol-Bnl («non ricordo se fece riferimento a Unipol o a Fassino»). Ferrara e Racanelli ritengono tale elemento insufficiente pur ammettendo che i quattro ufficiali da rimuovere erano impegnati nelle indagini più calde sulle scalate del 2005. Ma sicuramente, concludono i pm, la richiesta di trasferimento non è certo stata avanzata perché i quattro non erano in sintonia con gli obiettivi del governo che si era insediato da troppo poco tempo per «poter valutare l’efficienza dell’attività della Gdf a Milano». I motivi restano oscuri, il collegamento con Bnl viene definito «illazione», ma le spiegazioni di Visco non hanno convinto.

Leggi violate. Visco ha violato l’ordinamento della Gdf (legge 189/59) che conferisce al comandante generale potere esclusivo sui trasferimenti nonché l’impianto generale del dlgs 165/2001 (ordinamento della pa) che distingue tra funzione di indirizzo del governo e funzione di gestione dei dirigenti. Ma i giudici, pur rinviando «ad altre sedi ulteriori valutazioni», non hanno rinviato a giudizio Visco sia perché manca il dolo (gli ufficiali non furono trasferiti e comunque non sarebbero stati danneggiati) sia perché manca l’«elemento soggettivo» dell’abuso d’ufficio (Visco non aveva intenzione di «esautorare» Speciale). Idem per il reato di minaccia. Ma, hanno concluso, la Procura sarebbe stata la «sede naturale di valutazione» se il generale avesse inviato subito la «nota informativa» di Visco.