Fiandre amare per l’Italia La sorpresa è Devolder

Ballan tenta il bis ma chiude solo al quarto posto. E sogna già dove rifarsi: «Voglio vincere la Roubaix»

E dire che aveva battezzato la ruota giusta: quella del 28enne campione del Belgio Stijn Devolder. L’aveva visto pedalare troppo bene, come del resto il suo compagno di squadra Tom Boonen. «Dovevo fare qualcosa, per metterli sotto pressione: loro due erano davvero i più forti di giornata», racconta Alessandro Ballan, l’uomo più belga d’Italia, vincitore del Fiandre un anno fa e «quarto uomo» ieri nel giorno di Devolder, protagonista assoluto.
«Io ci ho provato, nonostante fossi finito per terra dopo soli 80 chilometri di corsa - racconta Ballan, quarto al traguardo -. Una botta tremenda, all’anca sinistra. Mi sono venuti letteralmente addosso, pensavo di dover chiudere lì il mio Fiandre, invece ho stretto i denti, sono risalito in bicicletta e le cose sono migliorate chilometro dopo chilometro, nonostante la pioggia, la grandine e la neve trovate lungo il percorso. Ho deciso di muovermi sul Berenberg, dopo 222 chilometri di corsa. Mi sono portato via Devolder, Kroon, Langeveld e Gilbert. Era un buon gruppetto, ma Devolder ha ricevuto ben presto ordini precisi dal suo team: «Non tirare un metro». Peccato, perché se questa fuga fosse arrivata fino in fondo me la sarei giocata in volata con elevate probabilità di successo».
Ballan si lecca le ferite ma non piagnucola. «Stijn ha meritato, è andato davvero fortissimo e io ho fatto tutto quello che mi è stato possibile fare. Quando è ripartito, in troppi siamo stati lì a guardarlo. Peccato, Boonen e tutta la Quick-Step ci hanno messo nel sacco. Quest’anno è andata così, ma io il prossimo anno sarò ancora qui per riassaporare la gioia del successo nella corsa che più amo dopo la Roubaix».
Ballan vuole il bis, Boonen cercava il tris, Devolder ha rotto il ghiaccio con una vittoria d’autore in una «classica monumento», lui che è un ottimo corridore ma non un super, nonostante ieri abbia vissuto una giornata da dominatore assoluto. Dopo la Sanremo di Cancellara, il Fiandre di Devolder: in comune il fisico possente e una predilezione per le lancette del cronometro, dove entrambi sono davvero due fuoriclasse.
Questioni di tempi e lancette, quindi di numeri. Ancora una volta la legge dell’«8» è stata rispettata nella storia del Giro delle Fiandre alla sua 92ª rappresentazione. Negli anni con l’8 finale, la corsa più amata dai fiamminghi è sempre finita ad un belga. Era accaduto con Jan Martens (1928) e Edgard De Caluwe (1938), lo stesso con Albéric Schotte (1948) e Germain Derijke (1958), stessa cosa con Walter Godefroot due volte (1968 e 1978) e Eddy Planckaert (1988), senza dimenticare il «mito» Johan Museeuw (1998). Ieri è toccato a Stijn Devolder, che ha colto il decimo successo della carriera, il terzo del 2008.
«Sono andato bene ma non benissimo - ha detto laconico Pozzato, leader della Liquigas, sesto al traguardo -. Avevo una buona gamba ma non super, non potevo fare di più».
Chi ha voglia di fare di più è il capitano della Lampre, Alessandro Ballan, che mercoledì correrà anche la Gand-Wevelgem, in vista della Roubaix di domenica.
«Resto per smaltire le fatiche del Fiandre e per aiutare Danilo Napolitano, il nostro velocista di riferimento che punta a questo traguardo. Io sono già proiettato a domenica: se avrò un pizzico di fortuna, e per vincere una Roubaix è requisito assolutamente necessario, penso di poter dire anche lì la mia».