Fiat Auto, Marchionne «ridisegna» le fabbriche Rilancio da 8 miliardi

È contenuto in 42 cartelle, illustrate a governo, sindacati ed enti locali, il progetto industriale per il Paese della nuova Fiat nei prossimi due anni. Un piano di sviluppo del gruppo con un occhio di riguardo all’Italia, alla quale saranno destinati due terzi degli 8 miliardi di investimenti in ricerca previsti. Sergio Marchionne non ha usato mezze parole quando ha dovuto affrontare il tema più spinoso, quello degli stabilimenti legati all’auto, il core business del Lingotto chiamato sempre più a condividere le proprie strategie con quelle dell’alleata americana Chrysler. «Tra le due aziende - ha spiegato l’amministratore delegato della Fiat - esiste una combinazione ideale; nel 2012 raggiungeremo un milione di vetture a piattaforma per i segmenti mini e small; ed entro il 2014 tale soglia sarà raggiunta anche sulla piattaforma compact». Ecco allora delinearsi la nuova geografia produttiva in Italia, con l’impianto di Grugliasco acquisito dalla Bertone (oltre mille addetti) che tra il 2011 e il 2012 sfornerà due modelli di alta gamma con l’obiettivo di arrivare a 50mila unità prodotte all’anno.
Ma la priorità di Marchionne è quella di razionalizzare il sistema produttivo italiano: cinque fabbriche in cui lavorano 22mila persone e che producono 650mila veicoli l’anno, più o meno gli stessi volumi del sito in Polonia (con un terzo di operai in meno) e un numero di vetture abbondantemente inferiore rispetto a quelle che escono dallo stabilimento in Brasile (730mila) che impiega 9.400 addetti.
Un raffronto che Marchionne ha descritto insostenibile nel lungo termine. Da qui l’esigenza di «un atto di coraggio per rimuovere dal sistema industriale gli elementi di debolezza e puntare su quelli di forza».
E se per l’impianto di Termini Imerese, in Sicilia, il destino, secondo il Lingotto, è segnato («dal 2011 non produrrà più auto - ha confermato il top manager - non possiamo più permetterci di gestire questa struttura in perdita; farsi carico del problema sociale di Termini non era una responsabilità della Fiat, ma compete all’intero sistema; siamo pronti a mettere a disposizione l’impianto a fronte di certezze di un progetto che dia certezze di lavoro ai nostri dipendenti»), anche Pomigliano d’Arco, in Campania, rischia di tornare un caso. La fabbrica, da poco ristrutturata con un investimento di 100 milioni, continua a essere afflitta dal scarsa efficienza: attualmente si producono 36mila vetture a fronte di volumi ideali intorno a 290mila unità. La soluzione per fare di Pomigliano in tre anni la seconda struttura produttiva del Paese passa dalla riconversione del sito, affinché possa ospitare la linea della nuova Panda. «Un intervento - ha detto Marchionne - che richiederà risorse per 40 milioni e un nuovo lungo periodo di inattività del personale» e, quindi, di sostegni del reddito. Il messaggio allo Stato è chiaro: l’intervento si prevede complesso ed è necessario trovare una compatibilità economica. «L’obiettivo si può raggiungere - puntualizza il top manager - se fermiamo l’emorragia di risorse che attualmente vengono assorbite da Termini». Come a dire, mors tua (Termini) vita mea (Pomigliano) secondo la crudele legge dei numeri.
Al ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, Marchionne mette su un piatto d’argento la valorizzazione del sistema produttivo del Paese, portando le unità realizzate ora (650mila) «a un range compreso tra 800mila e un milione di unità entro tre anni, con un obiettivo di 900mila vetture». Quota un milione viene superata se si aggiungono i 220mila furgoni sempre sfornati nella penisola.
Il piano di sviluppo presentato a Roma prevede il lancio di 17 nuovi modelli e l’aggiornamento di 13. L’Alfa Giulietta sarà la novità più importante del 2010, anno che si caratterizzerà anche per il primo prodotto Fiat-Chrysler, un Suv targato Lingotto. Sulla rampa ci sono anche tre nuovi modelli Abarth e un piccolo motore a due cilindri, supereconomico, che sarà introdotto sulla 500. Nel 2011, poi, toccherà alle nuove Ypsilon (destinata alla Polonia) e Panda, nonché a due piccoli monovolume Fiat e a modelli di derivazione Chrysler. La nuova fabbrica in Serbia si specializzerà, invece, nel segmento small.
Upgrade per Mirafiori (nuova linea capace di sfornare modelli diversi); riconoscimento per Cassino: centro tecnologico di assoluta avanguardia; conferma della elevata qualità dei processi produttivi a Melfi.