Fiat, cercasi partner per l’ammiraglia Mercedes favorita

Marchionne vuole affidarsi a un socio esperto I flop del passato

da Milano

Dagli anni ’70 a oggi il gruppo Fiat non ha avuto molta fortuna con le proprie ammiraglie. Escludendo l’attuale Maserati Quattroporte, che fa parte del nuovo corso e sta contribuendo al rilancio dell’immagine del marchio modenese, i modelli italiani appartenenti all’alto di gamma hanno sempre avuto qualche problema. È dunque più che giustificata l’estrema cautela con cui l’amministratore delegato Sergio Marchionne sta affrontando il dossier ammiraglia, il progetto che porterà nel 2010 al lancio dell’Alfa Romeo 169. Da qui la possibilità che il Lingotto, proprio per andare sul sicuro, raggiunga un accordo con un altro costruttore specializzato. Lo stesso Marchionne, nei giorni scorsi, non ha escluso l’ipotesi di trovare un partner pronto a condividere i costi di produzione ed eventualmente la propria piattaforma. Chi potrebbe essere questo partner? Gli indizi porterebbero a Mercedes. Con i tedeschi, infatti, Fiat ha già in corso una cooperazione (attraverso la divisione Powertrain Technologies fornisce motori alla controllata Mitsubishi Fuso), mentre è in trattativa per concedere alla casa di Stoccarda l’utilizzo della piattaforma C, quella che ha dato origine alla Bravo.
Emissari del gruppo Daimler, come ha confermato da Tokio il presidente Dieter Zetsche, hanno già visitato la fabbrica di Cassino, dove viene prodotta la Bravo e le cui linee sforneranno in futuro anche la Lancia Delta Hpe e l’Alfa Romeo 149. Nulla impedisce, a questo punto, che Fiat e Mercedes possano accordarsi su uno scambio di piattaforme, in base alle proprie reciproche competenze. Gli italiani, bravi nel progettare e produrre vetture di classe media, metterebbero a disposizione dei tedeschi la piattaforma C; dall’altra parte Stoccarda potrebbe condividere con Torino l’utilizzo della piattaforma destinata alle ammiraglie della Classe E, CLK e CLS. In più il Lingotto potrebbe beneficiare dei potenti motori AMG, il brand sportivo della Mercedes. Si farebbe dunque strada, tra Fiat e Daimler, un accordo a 360 gradi.
Perché Mercedes e non Bmw o Audi, potrebbe chiedersi qualcuno. Alfa Romeo è un marchio sportivo, come lo sono, tra i produttori premium, Bmw e Audi, a cui potrebbe dare fastidio contribuire a un rafforzamento di Alfa Romeo in questo ambito. Mercedes, al contrario, ha caratteristiche diverse: i prodotti della casa di Stoccarda, all’alto di gamma improntato sulla sportività, antepongono il comfort e il lusso. Quindi non rischierebbero di «allevare» un concorrente pericoloso.
I trascorsi torinesi nelle berline di lusso risalgono agli anni ’70 con la Fiat 130 (all’estero montava anche il motore 3.2 frutto dell’accordo Peugeot-Renault-Volvo) che ebbe la sfortuna di capitare nel mezzo della prima crisi petrolifera. Seguì l’Argenta e il trio Lancia Thema, Fiat Croma, Saab 9000, realizzato sullo stesso pianale, forse l’unico caso positivo per gli italiani, tanto che Thema e Croma (soprattutto) vengono ancora ricordate per i loro pregi. Allo stesso pianale si aggregò poi l’Alfa 164, a quei tempi sotto l’egida di Finmeccanica, che patì il fatto di essere il primo modello di peso del Biscione a trazione anteriore. Poi arrivarano la Lancia k (design anonimo e pochi investimenti in tecnologie), l’Alfa 166 (non adatta come «auto blu») e la Thesis, la cui prima serie ha avuto seri guai con l’elettronica.