Fiat-Chrysler: è intesa Sindacati nel capitale Lingotto: occhi su Gm

Si delinea il piano di ingresso nella casa Usa: Ceo nominato d'intesa tra Torino e la Casa Bianca. Il potente sindacato Uaw acquisirà il 20% di Chrysler. E Marchionne vorrebbe allungare le mani anche sulla parte sana di Gm

Nei cassetti del Lingotto c’è un piano alternativo nel caso, alla fine del mese, la trattativa con Chrysler dovesse naufragare. Il presidente di Fiat Group, Luca Cordero di Montezemolo, lo ha chiamato «piano B», ribadendo poi quanto affermato dall’amministratore delegato Sergio Marchionne, ovvero che il negoziato Fiat-Chrysler ha il 50% di possibilità di andare in porto». Altri particolari, Montezemolo non li ha forniti: «L’operazione è un fatto importante per Fiat e molto importante per i prodotti italiani e l’industria del Paese nel più grande mercato del mondo; vediamo se si può realizzare».

Intanto, mentre Automotive News vede il sindacato americano Uaw ricevere una quota significativa, forse oltre il 20% iniziale, di una Chrysler salvata da Fiat (con il contestuale azzeramento delle partecipazioni di Cerberus e Daimler), indiscrezioni raccolte dal Giornale ipotizzano uno scenario che stravolgerebbe completamente il panorama dell’auto americana. Fiat, infatti, starebbe seguendo con grande attenzione anche quanto sta accadendo in casa General Motors. E sarebbe in particolare la possibile separazione di Gm in due società, una virtuosa (con i marchi Cadillac, Buick e Chevrolet) e una «cattiva», ad aver attirato l’attenzione di Marchionne. Potrebbe essere questo il «piano B» di cui ha parlato ieri Montezemolo? A Gm, del resto, la Casa Bianca ha concesso un mese in più di tempo per definire il proprio futuro, e nell’ipotesi remota che Fiat e Chrysler dovessero rompere, ecco un’altra «via americana» aprirsi davanti a Marchionne. Ma c’è anche chi ritiene non impossibile un futuro matrimonio a tre: Fiat-Chrysler-parte sana di Gm, con questi ultimi «sponsorizzati» direttamente dalla Casa Bianca, che in più occasioni non ha nascosto le proprie simpatie verso l’amministratore delegato di Torino.

Tutte voci e bisbigli che registriamo, anche alla luce di quanto riportato nei giorni scorsi dal New York Times, cioè che «non c’è motivo per cui l’ad di Fiat, Sergio Marchionne, non possa stringere un’alleanza con la società nata dalla fusione tra Gm e Chrysler. E potrebbe perfino avere l’opportunità di guidarla».

Il 30 aprile, comunque, Fiat e Chrysler faranno sapere se hanno deciso di condividere i propri destini: «Nessuno slittamento rispetto ai termini», ha sottolineato l’altro giorno Marchionne. E sempre ieri Automotive News ha rilanciato quanto il Giornale aveva scritto la scorsa settimana a proposito dell’assetto della nuova Chrysler: la quota torinese sarebbe inizialmente del 20% per poi crescere ogni volta del 5% in coincidenza con il raggiungimento degli obiettivi fissati con gli americani (primo motore comune, piattaforme, eccetera).

Una terza importante quota andrebbe poi a un fondo controllato dalla task force della Casa Bianca e vi rientrerebbe, secondo il sito di Automotive News, anche il 15% che Fiat potrebbe acquisire per arrivare al 35%. La partecipazione del sindacato, invece, sarebbe legata alla conversione di metà dei 10,6 miliardi di dollari che Chrysler deve come obblighi sanitari.

Un appello affinché il sindacato canadese, in vista della riprese dei colloqui, assicuri concessioni significative a Chrysler, è arrivato dal ministro dell’Industria, Tony Clement. «Senza un accordo (sul tavolo ci sono questi temi: tagli agli straordinari, riduzione dei bonus in contanti, eliminazione degli aumenti delle paghe legati al costo della vita, ndr) - ha minacciato Clement - il Canada non fornirà più alcun sostegno a favore di Chrysler». Una delegazione di sindacalisti della Fim-Cisl sarà nei prossimi giorni a Detroit per incontrare i vertici della Uaw.