Fiat-Chrysler, sì di Obama Verso bancarotta pilotata

Nel pomeriggio il presidente Usa farà il punto sullo stato
dell’industria del Paese: "L’obiettivo è che la casa di Detroit produca
i veicoli che i consumatori vogliono"

Oggi alle 18 (ora italiana) la parola passerà a Barack Obama. Si saprà, insomma, se la Casa Bianca darà l’ok all’alleanza tra Chrysler e Fiat. In caso di risposta positiva, l’estrazione della lotteria, quella capace di cambiare la vita al Lingotto, che si è avvalso di Ubs come unico advisor, si terrà tra due anni, quando le due case (magari già insieme a una terza) raccoglieranno i primi frutti delle sinergie industriali e commerciali avviate. È stato Sergio Marchionne, all’indomani della firma della lettera d’intenti con il collega Usa, Bob Nardelli, a paragonare l’operazione a una lotteria. Se il biglietto del Lingotto sarà quello vincente, Fiat avrà fatto «bingo». Per tutta la serata è stato un rincorrersi di indiscrezioni: dal «sì» immediato all’alleanza, alla decisione di ricorrere, per Chrysler, alla bancarotta pilotata, procedura durante la quale i negoziati con Torino però andranno avanti.

«Penso che potremo farcela - ha commentato Obama - ma c’è ancora del lavoro da fare. Speriamo». Sul tavolo, infatti, ieri restavano due partite aperte, tra loro collegate: l’intesa con i piccoli creditori e l’ipotesi mai sopita, appunto, della bancarotta protetta. «Il management di Fiat - ha aggiunto Obama, che ha puntato su Torino per salvare la casa di Detroit - ha fatto un buon lavoro nel trasformare la sua industria. Speriamo di poter avere una partnership in cui i contribuenti mettano soldi per facilitare l’accordo. L’obiettivo è che Chrysler inizi a produrre le auto che i consumatori vogliono». Obama ha riconosciuto anche «gli enormi sacrifici» fatti dai lavoratori: «Qualunque cosa accadrà - ha commentato - intendiamo fornire alcuni tipi di tutele ai pensionati in termini di assistenza sanitaria. Sarà oneroso ma siamo arrivati a questo punto perché le decisioni dei manager hanno tradito i lavoratori». Fonti del sindacato americano Uaw hanno commentato che l’accordo «è molto duro, ma non riteniamo che ci fosse altra scelta». La nuova intesa, che prevede numerose concessioni sulle prestazioni salariali e a livello di sanità e pensionamento, si ispira a quello concluso di recente in casa Ford. È prevista la fine dell’indicizzazione dei salari all’inflazione, una netta riduzione del ricorso a impiegati qualificati, il pagamento degli straordinari solo dopo 40 ore settimanali e la rinuncia ad alcuni giorni di vacanza, tra cui la Pasqua 2010 e 2011.

Il sindacato si è anche impegnato a non indire più scioperi almeno fino al 2015, mentre Chrysler finanzierà con 4,6 miliardi di dollari il fondo di assistenza sanitaria dei pensionati del gruppo e delle loro famiglie gestito dal sindacato. Scettico sui risultati dell’alleanza è invece il New York Post, secondo cui «il piano di salvataggio messo a punto dal governo per Chrysler attraverso l’unione con l’italiana Fiat potrebbe trasformarsi in un grande bidone che potrebbe costare miliardi di dollari ai consumatori americani se fallisse». Anche il numero uno di Volkswagen, Martin Winterkon, premiato da InterAutoNews come «World top manager 2008», è intervenuto sull’alleanza italo-americana: «Se Marchionne si unirà con Chrysler e forse con Opel gli auguro buona fortuna, però non sarà un compito facile. Non so se riuscirà». Alla vigilia del verdetto il titolo Fiat è cresciuto del 2% a 7,99 euro.