Fiat via da Confindustria "Usciamo a gennaio" Non avevano altra scelta

Marchionne scrive al presidente degli imprenditori: "Usciamo a gennaio". Ma la svolta era stata annunciata da un anno. Ed Emma non ha fatto nulla per evitarla

Dal primo gennaio la Fiat uscirà da Confindustria. La notizia sareb­be una bomba: la più importante azienda privata italiana che lascia l’associazione degli industriali.Ba­sti ricordare che il presidente di Confindustria era di norma indica­to dalla stessa Fiat, per collocare l’evento nella sua unicità. Per dire, l’annuncio di ieri vale il ritiro di Bos­si dalla Lega Nord; o quello del Mi­lan dal campionato di Serie A. Ep­pure il condizionale è d’obbligo perché la notizia, pur clamorosa, è vecchia: Sergio Marchionne lo ave­va anticipato a Emma Marcegaglia un anno fa. E non caso nella lettera resa nota ieri il manager scrive «Ti confermo che», come preannun­ciato il 30 giugno «Fiat e Fiat Indu­strial hanno deciso di uscire da Confindustria con effetto dal 1 gen­naio 2012 ». Il verbo usato è «confer­mo ».

Il numero uno della Fiat aveva ri­tenuto inevitabile la disdetta se, di lì a un anno, la presidente di Confi­dustria non avesse tenuto conto delle richieste di modernizzazione contrattuale necessarie per aumen­tare la pr­oduttività e l’efficienza del­le fabbriche Fiat ( in sintesi: permet­t­ere contratti aziendali separati e di­versi da quello nazionale). E que­sto non è avvenuto. Sì, è vero che il 28 giugno Marcegaglia ha firmato l’accordo interconfederale con Cgil, Cisl e Uil sulla contrattazione aziendale. Ma questo non prevede­va la retroattività. Per cui le intese già siglate alla Fiat (e confermate dai sofferti referendum interni di un anno fa) a Mirafiori (per costrui­re i piccoli Suv), Pomigliano (Pan­da) e Grugliasco (Maserati) sareb­bero tornate in discussione.

A favorire la riconciliazione ci aveva pensato il governo, con il mi­nistro del Lavoro, Maurizio Sacco­ni, in prima linea nella stesura del­l’articolo 8 dell’ultima manovra economica, che tra le altre cose ren­deva praticabile la retroattività. In­vece niente: per tutta risposta Mar­cegaglia, non più tardi di una deci­na di giorni fa, ha ratificato l’accor­do interconfederale sconfessando però l’articolo 8 e rendendo quindi più fragile l’intero impianto norma­tivo. A nulla sono valsi, nel frattem­po, sia i moniti del mercato dell’au­to, sia quelli della Bce: sul primo fronte sono di ieri i dati di settem­bre, con un-6% di immatricolazio­ni anno su anno. Di questo passo il 2011 si chiuderà con un milione e 7-800mila nuove vetture, 6-700mi­la automobili vendute in meno ri­spetto a tre anni fa, pari al 25-30% di calo del mercato. Sul secondo aspetto, quello della Bce, viene in mente la famosa lettera al premier del 5 agosto scorso, nella quale Tri­chet e Draghi indicavano le riforme e la flessibilità sul mercato del lavo­ro punti determinanti per il risana­mento del Paese. Anche di fronte a tali eventi e con qualche mese in più di drammatica crisi finanzia­ria, Confindustria ha preferito sal­va­re la vecchia pratica della concer­tazione piuttosto che scegliere una svolta riforimista con tutti i rischi del caso, naturalmente. Ecco per­ché non c’è gran notizia nella deci­sione di Marchionne: cosa doveva fare l’ad della Fiat? Sconfessare se stesso? Dire «abbiamo scherzato»? Solo in questo caso ci sarebbe stata notizia.

Nella lettera si ritrovano tutti que­sti passaggi, con la chiarezza e, va detto, la coerenza di pensiero che Marchionne mostra di avere. An­che quando si tratta di criticare la politica, i politici e, di riflesso, il go­verno Berlusconi, come è accaduto questa estate. «Negli ultimi mesi ­scrive-sono state prese due impor­ta­nti decisioni con l’obiettivo di cre­are le condizioni per il rilancio del sistema economico»: l`accordo in­terconfederale e l`articolo 8. Ma con la firma del 21 settembre «è ini­ziato un acceso dibattito che, con prese di posizione contraddittorie e addirittura con dichiarazioni di volontà di evitare l`applicazione degli accordi nella prassi quotidia­na, ha fortemente ridimensionato le aspettative».

Marcegaglia in serata ha respin­to le accuse: «Pur rispettando la de­cisione, non condividiamo le moti­vazioni in­base alle quali Marchion­ne ha deciso di uscire ». E ha sminui­to la portata del caso: «La nostra è un’associazione libera, c’è chi en­tra e c’è chi esce». Ma l’impressio­ne è che non sia proprio così.