Fiat continua la corsa Scambiato il 6,5% del capitale

A comprare sarebbero stati i fondi esteri. Esclusi dal governo nuovi incentivi. Attesa per la trimestrale

Paolo Giovanelli

da Milano

Un’altra giornata di follia per il titolo Fiat, che è stato scambiato in 51,8 milioni di pezzi ed ha superato, sia pur brevemente, quota 7 euro con un massimo a 7,09, chiudendo a 6,9, in crescita dello 0,7 per cento. È così passato di mano un altro 6,5% del capitale, dopo il 5% di martedì: tra gli operatori si moltiplicano i rumor sui motivi di questa corsa che ormai sta durando dagli inizi di luglio.
Secondo gli analisti, l’ipotesi più credibile è quella che i fondi stiano posizionandosi in vista di settembre, quando giungeranno al pettine alcuni nodi importanti della vicenda: dalla scadenza del convertendo al lancio dei nuovi modelli. «Non c’è mai stato un tale affollamento di appuntamenti - nota un analista - il risultato sarà da un lato che Fiat ridurrà l’indebitamento di 5 miliardi (tre dal convertendo e 1,8 attraverso la vendita della quota detenuta in Italenergia), dall’altro che il gruppo, almeno teoricamente, diventerà contendibile». Ieri un operatore ha fatto notare che il 60% degli scambi è avvenuto tra le 9 e le 11,30: «Si tratta di investitori istituzionali, molto probabilmente esteri» ha sostenuto.
C’è sempre in ballo la possibilità dell’ingresso di un fantomatico partner industriale o finanziario, di cui si parla ormai da tempo. Identificarlo è però un bel rebus, perché almeno a livello industriale non sono molti i possibili partner che potrebbero avere interesse a un’eventuale alleanza con la Fiat.
Ieri, il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, ha detto invece che «potrebbero essere in atto movimenti di protezione in vista del convertendo». In altri termini, ambienti vicini agli Agnelli starebbero rafforzando la quota detenuta, per far fronte alla diluizione che si verificherà con la conversione e scoraggiare eventuali scalate. Una tesi che trova poco credito tra gli osservatori perché già oggi la quota in mano agli Agnelli, sommata assieme a quella detenuta dal Sanpaolo che ha detto di volersi schierare accanto alla famiglia, è intorno al 28 per cento.
Infine c’è anche la possibilità che siano le stesse banche coinvolte nel convertendo a far salire il titolo, per non iscrivere pesanti minusvalenze a bilancio al momento della conversione. Salvo il fatto che bisognerà vedere quanto inciderà l’aumento da luglio a metà settembre, visto che il calcolo per la conversione si farà sugli ultimi sei mesi. E salvo il fatto che in questa ipotesi le banche dovranno sopportare il costo di mantenere elevato il valore del titolo.
Giovedì prossimo ci sarà la presentazione dei conti trimestrali del Lingotto, ed è in arrivo il piano industriale. Ieri il ministro Claudio Scajola ha comunque escluso che il governo stia pensando a nuove rottamazioni per sostenere il mercato dell’auto.