Fiat, così Marchionne affronta il rebus Chrysler

Si apre una settimana forse decisiva per le sorti della partita Exor-Fideuram. Ovvero la cessione da parte di Intesa Sanpaolo della società di gestione del risparmio del gruppo alla Exor, holding della famiglia Agnelli a cui fa capo la maggioranza di Fiat. Dopo gli echi del fine settimana sui presunti contrasti strategici interni a Intesa - che questo dossier ha certo finito per acuire - nei prossimi giorni si potrebbe avere un’idea più precisa sulle possibilità di successo dell’operazione.
Ai piani alti di Ca de’ Sass sembrano convivere due partiti. Uno favorevole alla vendita di Banca Fideuram, pensata e voluta dall’amministratore delegato Corrado Passera: con un’operazione di questo tipo riuscirebbe sia a rafforzare i buoni rapporti con la galassia industriale Agnelli, sia a smarcare la banca da un futuro legame troppo stretto con lo Stato. La vendita, infatti, metterebbe al sicuro i ratios patrimoniali di Intesa, dandole la possibilità di evitare l’emissione dei cosiddetti «Tremonti bond». Dall’altra parte, invece, tra i grandi soci c’è chi non guarda alla vendita di Fideuram a Exor come a una priorità assoluta, anche per contenere un eccessivo rafforzamento della leadership interna dello stesso Passera, soprattutto in vista della scadenza dei consigli di sorveglianza e di gestione, nella primavera prossima.
Ma la trattativa con i torinesi, intanto, prosegue a pieno ritmo. Secondo quanto risulta al Giornale si ragiona attorno a un prezzo di 2,8 miliardi. Una sorta di «valore mediano» sul quale si starebbe costruendo l’accordo tra le due parti. Intesa, dopo le relative svalutazioni, ha ridotto il valore di carico in bilancio di Fideuram a 2,5 miliardi. D’altra parte, fa notare una fonte vicina al dossier, un calcolo «più finanziario» suggerisce un valore sensibilmente superiore: Fideuram - ci viene spiegato - è una società che «in condizioni normali» potrebbe garantire utili fino a 200 milioni l’anno. Con un multiplo di 14 o 15 volte, tipico in questo genere di valutazioni, e aggiungendo un premio di controllo, si arriva comodamente sopra i 3 miliardi di euro. Ma a 2,8 miliardi Intesa riuscirebbe comunque a portare a casa una plusvalenza e a velocizzare i tempi di chiusura dell’operazione, in tempo per il «no» ai Tremonti Bond.
Dal punto di vista tecnico, l’operazione passerebbe attraverso la costituzione di una newco, cui verrebbe trasferito il 100% di Fideuram. Anche su questo aspetto la trattativa sembra già aver raggiunto alcuni punti di contatto. Intesa terrebbe una partecipazione fino al 30% della nuova società, mentre Exor sarebbe pronta a mettere sul piatto il suo miliardo, qualcosa di più, di cassa (di cui 750 derivanti da bond decennale del 2007). A conti fatti restano scoperti tra gli 800 e i 900 milioni di euro. A questo punto si lavora su due fronti: la ricerca di investitori esterni (si è parlato di fondi di private equity) e - a quanto pare - un prestito della stessa Intesa a Exor, che garantirebbe il raggiungimento della cifra finale. Debito dunque, che verrebbe successivamente caricato sulle spalle di Fideuram, nel più classico vendor loan. Sempre tenendo presente che in un secondo tempo l’eventuale quotazione di Fideuram potrebbe facilitare il ridimensionamento dell’esposizione.