Fiat cresce in Italia anche senza l’aiuto della Grande Punto

A settembre immatricolate oltre 52mila auto (più 4,9%): il mercato è salito del 3,5%. Ora si aspetta il contributo dei 20mila ordini già ricevuti per il nuovo modello

da Milano

L’effetto Grande Punto non è ancora percepibile, e forse anche per questo il gruppo Fiat può trarre buoni auspici dalle immatricolazioni di settembre, cresciute del 4,9% a quota 52.410, con un ritmo superiore rispetto all’incremento medio del mercato italiano (più 3,5%, con poco più di 186mila auto vendute).
È il segnale, dicono fonti del Lingotto, di «una tendenza invertita», di una ripresa la cui matrice è attribuibile all’abbandono di quella cautela che aveva nei mesi scorsi condizionato le scelte dei consumatori. Anche un termometro sensibile come il Centro Studi Promoter ricorda che è salito al 52% (dal 27% di luglio) la percentuale di concessionari che segnalano un alto livello degli ordini, mentre le stime Anfia-Unrae indicano a quota 201mila le richieste pervenute il mese scorso alle industrie automobilistiche.
Aria nuova, insomma, che già si respirava in occasione della manifestazione «Porte aperte», il trampolino per il lancio della nuova Punto: 15mila prenotazioni raccolte subito, diventate successivamente 20mila. Entro l’anno il gruppo conta di aver fatto uscire dai cancelli delle fabbriche 80mila esemplari del modello destinato a catalizzare grandi volumi di vendita, ma per il momento sono state appena 2mila le nuove Punto consegnate, a conferma di come il risultato di settembre sia ancora attribuibile ai favori che tuttora incontra la vecchia Punto, con il contributo aggiuntivo di Panda, 600 e Doblò, le più vendute nei settori di appartenenza. Ciò ha permesso al Lingotto di portare la propria quota di mercato al 28,1%, in leggera crescita (più 0,4%) rispetto al settembre 2004, mentre il solo marchio Fiat detiene il 21% (più 0,6%), con oltre 39mila vetture vendute in settembre (più 6,75%).
Torino parla di una performance «ottenuta con la scelta di privilegiare la qualità e la redditività delle vendite, focalizzandosi soprattutto su quelle ai privati». Sono le linee guida imposte dall’ad Sergio Marchionne: piacciono agli automobilisti, e piacciono anche ai rivali della casa torinese. «Molti cominciano a credere che Fiat non scomparirà», scrive Automotive News, che cita le intese con Psa-Citroën per un mini-cargo, con Ford Europe per due mini-car e ventila anche l’ipotesi di un interesse da parte dell’indiana Tata.
Qualche preoccupazione per il gruppo viene invece dallo stabilimento di Melfi, dove nella notte tra domenica e lunedì è stato effettuato uno sciopero nonostante l’intesa raggiunta di recente tra azienda e sindacati sui 17 turni settimanali. Nodo del contendere, la domenica lavorativa imposta dalla Fiat per soddisfare le richieste della Grande Punto. In settimana, è previsto un nuovo round negoziale tra le parti.