Fiat, dalle tute blu un "vaffa" contro governo e sindacati

Welfare, Mirafiori si ribella ai sindacati: <strong><a href="/a.pic1?ID=210091">&quot;Fosse premier Berlusconi saremmo in piazza&quot;</a></strong>. Inizia l'autunno caldo del Professore. Ma Epifani avvisa: se i lavoratori dicono no, governo a casa

Roma - Una replica del 7 dicembre dell’anno scorso. Gli operai Fiat di Mirafiori hanno concesso il bis di fischi e mugugni ai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil che volevano spiegare le ragioni del sì al protocollo sul welfare. Al segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, e al segretario generale della Fiom- Cgil, Gianni Rinaldini, non sono state risparmiate le contestazioni. Le accuse mosse dalla base sono note: collateralismo con il governo sul mancato abbattimento totale dello scalone ed elenco molto limitato di lavori usuranti esclusi dall’applicazione della riforma pensionistica. Va detto che le parole del numero uno di Corso Italia, Guglielmo Epifani, che ha legato l’approvazione del referendum alla sopravvivenza del governo, non hanno contribuito a rasserenare gli animi. Al di là dei limiti della democrazia rappresentativa, quello che si rimprovera è l’appiattimento sulla linea di Palazzo Chigi su previdenza e lavori atipici. Ma, alla fine delle assemblee, i diretti interessati hanno cercato di smussare tutti gli spigoli. «Più che altro quando parlavano quelli del no, quelli del sì mugugnavano e viceversa. Questo però è fisiologico in un’assemblea di metalmeccanici », ha commentato Angeletti, forte dell’affermazione della Uilm comeprimo sindacato proprio a Mirafiori. Il malessere, ha aggiunto, «è determinato soprattutto dalla consapevolezza di essere tra coloro che lavorano di più e guadagnano di meno e ovviamente chiedono al sindacato di rendere conto di questa situazione». Ma c’è un aspetto che il segretario Uil ha messo in evidenza: i lavoratori hanno sostenuto che «il governo non ci ascolta molto anche se dice di essere di sinistra». Ed è su quel punto che finiscono le responsabilità sindacali e iniziano quelle di Prodi. «Un’assemblea molto vivace, molto urlata con applausi e fischi nella quale in prevalenza si sono espressi pareri contrari all’accordo», ha rilevato Rinaldini ricordando che i punti caldi restano «la precarietà e le modalità per superare lo scalone». Poi, «a Mirafiori le assemblee non sono mai state tranquille». «È andata benissimo perché il sindacato è l’unico che parli con amici e avversari». In controtendenza Raffaele Bonanni, segretario generale Cisl, che ha magnificato l’audacia sindacale («Lo vedreste Berlusconi che fa un’assemblea con Rifondazione o Prodi con la Lega?») e minimizzato sui dissensi di una minoranza. Tutti i leader hanno invitato gli operai a partecipare massicciamente al referendum sul protocollo. La tattica è risaputa: l’accordo passerà grazie a pensionati e a dipendenti pubblici (che però ieri hanno annunciato uno sciopero entro ottobre), ma la sinistra sindacale coltiva la speranza di un corposo diniego dei metalmeccanici per strappare qualche miglioria in Parlamento sul versante legge Biagi. Non a caso la sinistra radicale ha drizzato le antenne. «L’assemblea conferma l’esistenza di una profonda sofferenza della quale è opportuno tenere conto», ha osservato il capogruppo al Senato del Prc, Giovanni Russo Spena, precisando che migliorie «sono certamente possibili adoperando lo stesso metodo della Finanziaria: quello del confronto collegiale». «Fortuna che ci sono ancora gli operai di Mirafiori», ha chiosato l’ex Fiom, Maurizio Zipponi (Prc), che ha rilevato come emerga chiaramente «una profonda delusione per il governo Prodi». Dino Tibaldi, senatore del Pdci, ha sparato ad alzo zero sui moderati della maggioranza. «Anziché porre aut aut farebbero meglio a ragionare sulla possibilità di modifiche », ha affermato. Beninteso, è un avvertimento pacifico: come hanno rilevato alcuni metalmeccanici torinesi in assemblea «con Berlusconi al governo saremmo già scesi in piazza». Oggi, invece, anche i duri e puri della sinistra estrema utilizzano lo strumento del dialogo dopo settimane estenuanti passate a spiegare che la manifestazione del 20 ottobre non è contro il governo. Così Manuela Palermi, capogruppo Verdi-Pdci a Palazzo Madama, ha invitato la Cgil, che ha sottoscritto il protocollo, a «modificare la propria posizione ». Ma questo è un altro terreno di scontro, ovvero l’insediamento nella cabina di pilotaggio di Corso Italia. Di «malessere» e «disagio» ha parlato anche il centrodestra. Per il responsabile Lavoro di Fi, Maurizio Sacconi, il principale punto che non è stato accolto è quello di una «tassazione secca, sottratta alla progressività, per straordinari e premi aziendali». Idem per Roberto Maroni (Lega): il centrosinistra «ha tradito tutte le promesse fatte in campagna elettorale».