Fiat: il divorzio da Mediobanca prende quota

L’ipotesi di un passaggio della partecipazione alla Ifil. In Borsa bene i titoli della holding

Pierluigi Bonora

da Milano

La possibile cessione della partecipazione di Fiat in Mediobanca, ipotesi che come anticipato ieri dal Giornale è al vaglio dell’amministratore delegato Sergio Marchionne, avrebbe come primo impatto la rottura di un feeling decennale con Piazzetta Cuccia. Sarebbe soprattutto questa, infatti, la valenza strategica dell’1,8% di Mediobanca in mano a Fiat. Ma Marchionne, che da quando è approdato al Lingotto ha dimostrato di badare al sodo lasciando da parte i sentimentalismi, sa di avere la massima fiducia degli Agnelli anche se di fronte a qualche decisione qualcuno della famiglia potrebbe storcere il naso.
Ecco perché il top manager sarebbe orientato a non scartare l’uscita dal «salotto buono» pur di tornare in possesso della quota Ferrari detenuta da Mediobanca (11,7%) e da un pool di banche (17,3%), mossa che permetterebbe alla Fiat di risalire all’85% del Cavallino rampante. La quota del Lingotto in Mediobanca, come detto, è pari all’1,8%, conferito al patto di sindacato che controlla il 54% dell’istituto e agli attuali prezzi di Borsa vale circa 230 milioni. In proposito, la probabile dismissione non necessariamente verrebbe riassorbita dal patto. Una soluzione che metterebbe d’accordo tutti, evitando «sgarbi» e mantenendo il rapporto storico con Piazzetta Cuccia, potrebbe essere l’acquisto da parte di Ifil dell’1,8% messo in vendita da Fiat. Sulla notizia anticipata dal Giornale il Lingotto ha sottolineato ieri sera che «tra Fiat e Mediobanca sono in corso discussioni a 360 gradi», che «il negoziato su Ferrari riguarda Fiat Spa» e che «al momento nessuna decisione è stata finalizzata». Fonti hanno comunque fatto capire che la strada dell’uscita dal capitale della banca d’affari è percorribile. Una risposta è invece arrivata dalla Borsa dove le azioni di Mediobanca sono cresciute del 2,47% a 16,17 euro, mentre il titolo Fiat ha perso lo 0,7% chiudendo a 10,42 euro. Positive, invece, le holding di casa Agnelli con Ifil in rialzo del 5,09% a 4,51 euro (lunedì è previsto lo stacco della cedola) a 17,14 euro e Ifi del 3,07% a 17,14 euro. Da parte sua Marchionne punterebbe a stringere sulla quota Ferrari entro fine mese, il termine cioè per l’esercizio dell’opzione a riacquistare l’intera partecipazione del 34% ceduta nel 2002 per 775 milioni, meno il 5% finito nel frattempo al fondo Mubadala di Abu Dhabi (il restante 10% appartiene a Piero Ferrari, figlio del fondatore della casa di Maranello).