Fiat e Suzuki insieme per abbattere i costi di fuoristrada e motori

Pierluigi Bonora

nostro inviato a Esztergom (Ungheria)

Viaggio nella joint-venture Suzuki-Fiat, uno degli accordi industriali dove il gruppo automobilistico italiano condivide con un altro partner la produzione di un modello con l'intento di ottenere il massimo risultato al minor costo possibile. Nella fabbrica della casa giapponese in Ungheria, una delle tante che i costruttori nipponici hanno impiantato a cavallo degli anni '70 e '80 in Europa per aggirare i limiti alle importazioni dal Sol Levante allora in vigore, Suzuki e Fiat danno vita dallo scorso febbraio ai due fuoristrada compatti SX4 e Sedici. Lo stabilimento si trova a Esztergom, 50 chilometri a Nordovest di Budapest, e occupa 3.300 addetti. Nell'organico non ci sono italiani. La scintilla tra Suzuki e Fiat era scoccata nel 2003 quando entrambe le società erano nell'orbita Gm (dopo il divorzio da Torino, gli americani hanno ridotto anche la partecipazione nella casa giapponese da 20 a circa il 3%). Nel grande impianto ungherese, dove nasce la maggior parte delle Suzuki destinate all'Europa, alla fine del 2006 saranno sfornate complessivamente 60mila vetture tra SX4 e Fiat Sedici, di cui 20mila con il marchio italiano. L'accordo, che ha comportato per la casa torinese un investimento di 100 milioni, prevede la produzione dei due Suv fino al 2015. E sempre Mirafiori fornisce agli alleati con gli occhi a mandorla tutta la gamma di motorizzazioni diesel: i Multijet 1.3 e 1.9, rispettivamente prodotti a Tychy (Polonia) e a Pratola Serra, nell'Avellinese. Il più piccolo equipaggia le Suzuki Ignis e Swift, il secondo i due Suv. In tutto, la Fiat vende ai giapponesi 50mila motori Multijet l'anno. L'asse Tokio-Torino non si limita all'utilizzo congiunto del sito ungherese. Suzuki, infatti, produrrà in licenza i nuovi diesel 2.0 Multijet sviluppati da Fiat: 100mila unità l'anno dal 2010, indirizzate soprattutto ai mercati asiatici. L'intesa prevede anche l'utilizzo di tecnologie Magneti Marelli. La fabbrica di Esztergom, che Suzuki ha portato alla capacità massima (200mila veicoli) grazie a investimenti di 250 milioni l'anno, ha non poche difficoltà a far fronte alle richieste provenienti dall'Europa. Tant'è che le pressioni torinesi di aumentare la produzione dei Suv per ora trovano lettera morta. E forse di questo hanno anche parlato l’ad Sergio Marchionne e Osamu Suzuki in un breve incontro alla fine di maggio a Torino.