Fiat e Telecom alla «prova» di Piazza Affari

da Milano

Telecom Italia, Fiat e Monte dei Paschi: l’incubo della recessione americana e l’inflazione in Eurolandia sono due spie rosse accese sul pannello di controllo delle Borse internazionali, ma questa settimana Piazza Affari sarà chiamata a giudicare soprattutto i passi compiuti da tre protagonisti del capitalismo made in Italy.
A partire dal Lingotto (14 euro la chiusura in Borsa di venerdì) che oggi alle 18 comunicherà i dati sulle immatricolazioni di vetture a febbraio. In uno scenario già stimato negativo, nonostante gli incentivi alle rottamazioni, il gruppo Fiat risentirà del secondo mese di stop a Pomigliano (la fabbrica riparte oggi, rinnovata e con i 5mila operai «aggiornati» alle esigenze della casa torinese) e dell’imprevisto blocco della produzione dei modelli «core» che montano il motore 1.3 Multijet (nel quale era stata riscontrata un’anomalia). Ecco perché la quota di mercato di Fiat Group Automobiles, al 31,6% a gennaio, rischia di scendere sotto il 30%. La reazione di Piazza Affari potrebbe essere brusca, ma per l’ad Sergio Marchionne gli obiettivi 2008 restano confermati. «La “macchina” - ha detto nei giorni scorsi il top manager - è abbastanza grande anche da assorbire questi raffreddori, anche se preferisco non prenderli». A catalizzare le congetture degli operatori è tuttavia soprattutto il debutto ufficiale della nuova Telecom pensata dall’amministratore delegato Franco Bernabé insieme al presidente Gabriele Galateri dopo il passaggio di consegne tra Pirelli-Olimpia e la newco Telco. I primi segnali sono attesi giovedì con il bilancio 2007, ancora frutto della vecchia gestione.
Il giorno seguente l’appuntamento clou, quando dal palco del Telecom Day i due top manager tracceranno il piano industriale al 2010. A quel punto, dopo la lunga convalescenza che ha schiacciato il titolo Telecom ai minimi da dieci anni (1,67 euro il valore in Piazza Affari), il mercato avrà un quadro completo del gruppo. Incluso il delicato capitolo dei dividendi, per i quali si preannuncia una politica molto più austera rispetto a quella adottata dalla gestione di Marco Tronchetti Provera (durante la quale è stato distribuito fino al 90% dell’utile): per il 2007 gli analisti stimano una forchetta di 0,1-0,11 euro ad azione rispetto ai 14 centesimi dell’anno prima. Da qui le preoccupazioni dei fondi, anche se molto dipenderà dal peso dei debiti: secondo alcune stime, a fine 2007 potrebbero essere scesi di un miliardo rispetto ai 36,3 di un anno prima mentre l’asta dei ricavi dovrebbe rimanere a quota 31,5 miliardi e il margine operativo lordo piegare leggermente a 12,3 miliardi.
Il convinto appoggio della Fondazione Mps e della francese Axa, rende invece più agevole la strada del Monte Paschi che giovedì chiederà ai soci 5 dei 9 miliardi necessari a rilevare Antonveneta dal Santander. Ma il presidente Giuseppe Mussari deve ancora convincere il mercato sul prezzo corrisposto.