Fiat: fiducia delle grandi banche che rimangono nel capitale

Unicredit al 5,2%. Il titolo cala in Borsa. Le previsioni di Ras e Banca Imi

da Milano

Unicredit muove il portafoglio delle partecipazioni e risale al 5,21% della Fiat. Dal gruppo bancario è così arrivato un importante segnale di fiducia verso l’azienda di Torino. Con Banca Intesa, Capitalia, Abn Amro, Bnl e Bnp Paribas, a settembre Unicredit taglierà il traguardo del primo anno da azionista del Lingotto e dalla discussa operazione con cui la famiglia Agnelli ha evitato di perdere il controllo dell’azienda. Mentre altri istituti hanno deciso di lasciare da tempo il capitale del Lingotto.
Intanto ieri in Borsa non è stata una buona giornata per la Fiat. Il titolo ha perso l’1,85% a 10,15 euro), in linea con l’andamento del settore automobilistico in Europa. Ma sia Banca Imi, sia Ras hanno rivisto al rialzo i loro target price sui titoli del gruppo, portandoli rispettivamente a 12,5 e 11,7 euro.
Tornando all’operazione Unicredito, insieme con gli altri istituti (Sanpaolo Imi e Monte Paschi di Siena, che pure facevano parte del pool, hanno invece ceduto all’inizio dell’anno le rispettive quote), Piazza Cordusio aveva raccolto l’Sos lanciato nel 2002 dall'allora amministratore delegato della Fiat, Giuseppe Morchio, attraverso un prestito convertendo da 3 miliardi. «È un’operazione di puro trading - ha spiegato ieri il direttore finanziario di Unicredit, Ranieri De Marchis - ciò non toglie che siamo soddisfatti di quello che fa il management della Fiat. Il 23 giugno eravamo scesi (al 4,59% dal 5,09% del 28 dicembre scorso, ndr) - e poi siamo risaliti il 28 successivo».
Stringato, sull’argomento, il commento dell’amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo: «I vertici Fiat hanno fatto un gran lavoro». L’aumento della partecipazione al 5,21% consente a Unicredit di ridurre le distanze da Intesa, altra banca del convertendo azionista Fiat con il 5,5 per cento. Primo o poi, comunque, gli istituti che hanno accettato di partecipare al risanamento del gruppo industriale dovrebbero cedere le rispettive quote. «La nostra strategia non cambia», ha ribadito De Marchis, mentre nelle scorse settimane l’amministratore delegato di Banca Intesa, Corrado Passera, aveva ricordato che una decisione sulla vendita del 5,5% «ora non è all’ordine del giorno: c’è la possibilità di esercitare l’opzione, ma non adesso; la nostra posizione inoltre è totalmente coperta». Intesa, insieme agli altri istituti ha recuperato il valore dei titoli e da quando le azioni della Fiat hanno ripreso forza l’investimento fatto non è più un cattivo affare. Chi ha avuto fretta a disfarsi delle azioni, come Sanpaolo Imi e Mps, ha di fatto «perso» sulla carta 100 milioni, nel primo caso, e quasi 60 milioni nel secondo.
Tra le altre banche, Capitalia continua a detenere il 3,7% del Lingotto, mentre Abn Amro ora possiede lo 0,42% (dall’1,3%) e Bnl ha ridotto entro il 2% (dal 2,29%) la sua partecipazione. Da parte sua l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, non ha mai nascosto di attendersi che le banche nel medio-lungo termine escano dall’azionariato». E al riguardo ha più volte offerto la consulenza del Lingotto nel momento in cui gli istituti «volessero piazzare le azioni».