Fiat frena in Borsa. E il vertice fa acquisti

Quota Ferrari in Mediobanca: entro giugno dovrebbe chiudersi la trattativa

Pierluigi Bonora

nostro inviato a Torino

Il titolo Fiat frena ancora e l'amministratore delegato Sergio Marchionne, prima, e il presidente Luca di Montezemolo, qualche ora dopo, mandano un nuovo segnale di fiducia al mercato, acquistando 20mila azioni ciascuno, rispettivamente al prezzo unitario di 9,38 e 9,44 euro. «Bisogna approfittare di questa situazione - ha spiegato Marchionne - per solidificare le posizioni».
In un giorno il vertice della Fiat ha investito in titoli più di 375mila euro. La nuova caduta delle azioni torinesi, che ieri hanno lasciato sul terreno il 5,39% scendendo a 9,39 euro non spaventa Marchionne: «Sono reazioni irrazionali - ha puntualizzato l'amministratore delegato, rientrato dal Canada dove è stato premiato dalla Camera di commercio di Toronto -. Dal punto di vista industriale e finanziario la Fiat sta andando bene». Anche l'effetto Juventus può aver spinto alcuni azionisti a vendere nonostante «l'impatto finanziario-industriale tra noi e la società bianconera - ha ribadito Marchionne - è uguale a zero». Azionista di riferimento della Juventus è infatti la holding Ifil, la stessa che controlla Fiat Group.
Non è la prima volta che Marchionne e Montezemolo mettono mano al portafoglio: l'ad, un anno fa aveva acquistato 220mila azioni Fiat nel momento in cui il titolo aveva toccato il fondo a 4,6 euro, mentre il presidente in coincidenza con l'assemblea del 3 maggio si era accaparrato 88mila azioni al costo unitario di 11,27 euro. Il pacchetto di titoli Fiat in mano a Marchionne è comunque destinato a subire ulteriori incrementi, dal momento che, dal giugno 2008, potrà usufruire di un piano di stock option esercitabile entro il primo gennaio 2011.
Montezemolo e Marchionne, inisieme al vice presidente John Elkann e Gianluigi Gabetti, numero uno dell’Ifil, hanno partecipato al gala organizzato dalla Fiat per il lancio del nuovo Ducato, la gamma di furgoni prodotta ad Atessa (Chieti) in collaborazione con Psa Peugeot-Citroën. Per il vertice della casa torinese quello di ieri non è l'unico appuntamento di rilievo della settimana. Da 24 ore, infatti, a Mirafiori è in funzione la linea di assemblaggio della Grande Punto, la cui produzione principale avviene a Melfi, e venerdì l'evento sarà festeggiato ufficialmente insieme all'apertura del «Mirafiori Motor Village», megastruttura che occuperà 70mila metri dell'area industriale in via di recupero. La presentazione del nuovo Ducato (1,1 miliardi di investimento, vendite da giugno, prezzo base 19.500 euro) ha dato lo spunto a Marchionne per confermare le stime di Fiat Auto («l'andamento del primo trimestre ci ha permesso di innalzare l'obiettivo sull'utile della gestione ordinaria 2006 dell’Auto a 200 milioni, il doppio di quanto prevedevamo pochi mesi fa. Variazioni? Eventualmente ne parleremo più avanti, verso il terzo trimestre»), insieme alla crescita in vista per i Veicoli commerciali, settore diretto da Lorenzo Sistino (dal 10,8 al 12,5% di quota-mercato in Europa entro il 2008).
«Il 2006 è l'anno delle Olimpiadi anche per la Fiat - ha aggiunto Marchionne - e l'Auto da zavorra è diventata traino del fatturato di gruppo».
Un accenno, infine, ai fronti caldi aperti: Ferrari, Fidis e nuovo accordo industriale. Su quest'ultimo aspetto l'ad ha sottolineato che «si sta parlando a 360 gradi, quindi anche con Psa».
Molto avanzata, secondo Marchionne, è la trattativa per il riacquisto da Mediobanca della quota di Ferrari («spero entro giugno di poter annunciare qualcosa di solido, il nostro interesse strategico è riprendere la posizione di Ferrari in mano di altri») e lo stesso vale per il 51% di Fidis che il Lingotto vuole cedere a un partner dopo averlo riacquistato dalle banche («vediamo se riusciamo a chiudere qualcosa entro giugno»).
Infine Banca Intesa, in pool con Abn Amro, e Societé Générale (che agiscono come global coordinator), oltre a Fortis, Banca Europea di Investimenti e Sace, hanno siglato un finanziamento di 350 milioni di euro alla società turca Tofas, joint venture tra la Fiat e il gruppo Koc, per costruire sotto licenza veicoli della casa torinese.