Fiat gioca d’anticipo calando la carta di Termini Imerese

da Milano

Sergio Marchionne ha più di un mese e mezzo di tempo per estrarre dal cilindro qualcosa che ridia smalto alle azioni Fiat, anche ieri sotto pressione. Per esempio, un nuovo accordo per l’Auto o la definizione nei dettagli dello sbarco di Iveco negli Usa. Il 31 marzo, infatti, è in programma l’assemblea degli azionisti e per quella data l’amministratore delegato del Lingotto dovrà per forza di cose presentare alla platea degli investitori un titolo ritornato in forze.
Ieri, infatti, a un certo momento il valore delle azioni è sceso sotto quota 14 euro, ai livelli del dicembre 2006, per poi risalire a 14,08 euro chiudendo con una perdita del 2,25 per cento. Diversi i fattori che hanno pesato sulla giornata borsistica, come la decisione di Morgan Stanley di ridurre dell’11% il prezzo obiettivo sul Lingotto a 17 euro, mentre Goldman Sachs ha rimosso la controllata Cnh dalla sua lista convinction buy (acquistare con convinzione). Ancora Morgan Stanley ha puntato l’indice sull’instabilità politica italiana, che potrebbe avere ripercussioni sugli incentivi alle rottamazioni (entro il 29 febbraio dev’essere convertito in legge il provvedimento, pena la decadenza).
E se le ragioni che hanno spinto la banca d’affari a rivedere le stime sul titolo torinese sembrano essere strettamente legate al clima d’incertezza che si respira in Italia, su Cnh il discorso è diverso. Proprio giovedì il terzo produttore Usa di trattori, Agco, ha comunicato i dati del 2007 e le previsioni sul 2008. E come è successo per Cnh, a fronte di risultati brillanti per l’anno passato, le stime sui prossimi mesi sono improntate alla prudenza vista la difficile situazione congiunturale americana. Cnh, inoltre, ha un flottante ridotto al 10% e, quindi, è esposta più degli altri titoli ai malumori del mercato.
Ieri, intanto, si è verificata un’ulteriore schiarita su Termini Imerese, la città alle porte di Palermo che ospita uno dei due stabilimenti Fiat (l’altro è a Pomigliano d’Arco, vicino a Napoli) sotto osservazione. In una nota, il Lingotto ribadisce la volontà di continuare a produrre in Sicilia e conferma il piano di realizzarvi, dalla seconda metà del 2009, la nuova Lancia Ypsilon. La Fiat precisa che questo modello «possa incrementare gli attuali livelli produttivi e, di conseguenza, garantire lo sviluppo dello stabilimento, anche sotto l’aspetto occupazionale». Nel prendere atto dell’impegno di Stato e Regione allo scopo «di superare almeno in parte le criticità legate alla posizione geografica», il gruppo di Torino annuncia anche di aver «accettato di farsi carico degli oneri aggiuntivi ancora presenti per mantenere fede alla non dismissione di alcun sito produttivo in Italia». Il Lingotto conclude rimandando ulteriori decisioni di carattere industriale, in attesa che la Regione Sicilia trovi il modo di approvare il piano di rilancio dell’area di Termini (150 milioni), fermo a causa delle dimissioni del presidente Salvatore Cuffaro.