Fiat, i paletti di Marchionne: rispetto delle intese e resteremo

Davanti alle commissioni Attività produttive e Trasporti della Camera, Sergio Marchionne, ha aggiunto qualche particolare al piano industriale del gruppo Fiat e agli investimenti inseriti in «Fabbrica Italia». Le 66 cartelle lette dall’amministratore delegato a Montecitorio hanno ripercorso le fasi più importanti che hanno caratterizzato il Lingotto dal 2004 a oggi, con un ampio focus sull’importanza delle sinergie con Chrysler. Gli investimenti, ora, argomento caldissimo: dei 20 miliardi stanziati per il rilancio del sistema industriale italiano, 16 riguarderanno Fiat Spa (l’auto), e 4 Fiat Industrial (camion, trattori, macchine da lavoro). Della quota destinata all’auto, 10,4 serviranno a rinnovare la gamma dei quattro marchi (34 modelli in 5 anni) e sempre in questo ambito sono previsti i 3,5-4 miliardi di costi per la ricerca e lo sviluppo. I brand di lusso otterrano invece 2,4 miliardi (500 milioni seviranno a rilanciare l’ex Bertone, in Piemonte, dove sarà prodotta la nuova berlina Maserati); il resto riguarderà motori e componenti. Oltre, Marchionne non è andato «per non favorire la concorrenza».
Quanto alle sedi operative, il top manager ha ribadito quanto detto nell’incontro con il premier Silvio Berlusconi: «Se il cuore è e resterà in Italia, la nostra testa dev’essere in più posti». «Stiamo lavorando al risanamento di Chrysler - ha aggiunto, soffermandosi sul nodo della sede legale del gruppo - in modo che la Fiat sarà nella condizione per aumentare la propria quota. Al momento la società americana non è quotata: quando avremo due entità legali che coesistono, si porrà un problema di governance. La scelta sarà condizionata da alcuni elementi di fondo: il primo è il grado di accesso ai mercati finanziari, il secondo ha a che fare con un ambiente favorevole allo sviluppo del settore manifatturiero e, quindi, anche con il progetto “Fabbrica Italia”. Se si realizzeranno le condizioni che sono alla base del nostro piano, allora questo Paese sarà nella posizione di mantenere la sede legale».
Marchionne ha quindi chiesto due certezze per la conferma di «Fabbrica Italia»: governabilità degli stabilimenti e rispetto degli accordi. Con una maggiore produttività, il top manager ha ribadito la disponibilità a varare salari più alti, portandoli ai livelli tedeschi e francesi, e nuovi posti di lavoro. Nulla di nuovo, rispetto a quanto affermato nei giorni scorsi a Palazzo Chigi.