Fiat, i primi operai in rivolta contro la sinistra Tavolo con i sindacati sul futuro di Pomigliano

Ormai le tute blu si sentono usate dall’opposizione. E alla vigilia del
referendum di Mirafiori hanno paura per il posto: "Tutti urlano, ma
nessuno indica un cammino possibile". Oggi a Pomigliano riprende il
tavolo per il nuovo contratto. Busta paga più pesante e sciopero &quot;intelligente&quot;: <strong><a href="/interni/s/29-12-2010/articolo-id=496437-page=0-comments=1">punti dell'intesa</a></strong>

La sinistra è nel marasma, il sindacato è spaccato, gli operai si ribellano e sono in ebollizione. Sergio Marchionne e la sua «Fabbrica Italia», il piano della Fiat per rilanciare la produzione di automobili in Italia, stanno rapidamente cambiando le regole del gioco. E buona parte delle tute blu, quelle che in giugno hanno votato «sì» alla svolta di Pomigliano - con il fattivo sostegno di Fim, Uilm, Fismic e Ugl - cominciano a capire di essere oggetto di strumentalizzazione da parte di alcune forze politiche e i relativi leader. Tre nomi su tutti: Pier Luigi Bersani (Pd), Antonio Di Pietro (Idv) e Nichi Vendola (Sel). Ma quello che più sorprende è il caos che regna all’interno del Pd, con l’ex segretario Piero Fassino che dichiara apertamente, a proposito dell’imminente referendum su Mirafiori, e se lo potesse fare, di votare per il «sì», seppur con questa premessa: «L’azienda deve avvertire la responsabilità di compiere atti per favorire un clima più disteso». Fassino aggiunge, sconfessando così le tesi della Fiom, che nel caso di un eventuale «no» all’intesa, «quelli che pagherebbero sarebbero solo i lavoratori, perché l’azienda potrebbe trasferire la produzione negli Usa o altrove». Ecco allora gli operai di Pomigliano d’Arco, per ora una sessantina, farsi coraggio e manifestare il loro dissenso nei confronti di Bersani, Di Pietro e Vendola per «lo stillicidio quotidiano», denunciato nella lettera a il Giornale, di cui sono oggetto «da ormai sei mesi in modo perpetuo e scientifico». La misura è colma, insomma. E ai tre leader viene rimproverato l’immobilismo della sinistra, quando era al governo, su alcune delle questioni che ora la Cgil e la Fiom utilizzano come cavalli di battaglia. «Tutti urlano contro tutti - scrivono gli operai - ma nessuno indica un cammino diverso e che, soprattutto, sia realizzabile», uscendo «dall’ipocrisia elettoralistica» che ha un solo obiettivo: battere Silvio Berlusconi.
Intanto, a Pomigliano, riprenderà in mattinata il tavolo tra Fiat e sindacati per il contratto della newco. Le parti cercheranno di chiudere la discussione in giornata, con l’obiettivo di avviare le assunzioni nello stabilimento campano dal 2011. Sempre oggi la Fiom riunirà il Comitato centrale per decidere come dare più forza alle iniziative da mettere in campo, a partire dallo sciopero di categoria che si dovrebbe svolgere in gennaio. Uno sciopero contro la garanzia del posto di lavoro.