Fiat: "Incentivi? Anche no". Gelo con il governo

Marchionne: "Nessun dramma senza incentivi. Lo stabilimento siciliano chiuderà". Schifani: "Salvare Termini Imerese è
un impegno morale&quot;. Epifani sulla stessa linea. Il premier: &quot;Gli aiuti erano allo studio, ma non interessano&quot;. <a href="/a.pic1?ID=419317" target="_blank"><strong>Per l'esecutivo c'é anche il pasticcio Telecom
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Roma - Dopo Scajola e Sacconi, anche Schifani picchia i pugni sul tavolo. Contro la Fiat, sulla questione dello stabilimento di Termini Imerese. "Bisogna avere il coraggio di dire basta a elargizioni statali se non vengono salvaguardati i posti di lavoro e i presidi industriali". Ha detto il presidente del Senato alla presentazione del rapporto sulla sussidiarietà del 2009 riferendosi esplicitamente alla Fiat. "Il patrimonio industriale e produttivo della Fiat di Termini Imerese - ha sostenuto Schifani - deve essere salvato, non dobbiamo e non possiamo disattendere questo impegno morale". La questione è chiara: "Incentivi solo se salvate la disoccupazione". Poi arriva Marchionne e spariglia le carte: "Aiuti? No grazie. Meglio una seria poltica industriale".

Epifani in sintonia Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, è favorevole alla proroga degli incentivi per il settore auto, e quindi per la Fiat, solo se vengono garantiti i livelli occupazionali e il mantenimento di tutti gli impianti in Italia. "Il governo - ha detto Epifani- ha perso l’anno scorso l’occasione per legare gli incentivi alla salvaguardia degli impianti. Lì è stato commesso un errore". Il segretario generale della Cgil ha ricordato che "un anno fa avevamo chiesto di dire alla Fiat, nel momento in cui il governo e cioè i cittadini, stanziava incentivi, di impegnarsi a non chiudere nessuno stabilimento".

Marchionne: "Nessun dramma se spariscono" "Sono agnostico sugli incentivi: il governo faccia la sua scelta e noi la accetteremo senza drammi. Ma abbiamo bisogno di decisioni in tempi brevi e di uscire dall’incertezza, poi saremo in grado di gestire il mercato e la situazione qualunque essa sia" lo afferma in un’intervista alla Stampa, l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, che chiarisce come, da parte di Fiat, non ci sia "nessun ricatto". Il manager del Lingotto aggiunge poi che si deve "chiudere" lo stabilimento di Termini Imerese. "Non si può produrre in perdita - afferma - ma siamo pronti a farci carico, insieme col governo, dei costi sociali di questa scelta".

Berlusconi: "Alla Fiat non interessano" "Stavamo esaminando" l’erogazione di incentivi al settore automobilistico, ma "pare che il principale produttore non sia interessato ad averlo". In ogni caso "è ancora un capitolo aperto, stiamo discutendo con altri protagonisti del settore auto e vediamo come si metteranno le cose, noi siamo sempre aperti e pronti a dare una mano ai settori che ne hanno bisogno" ha detto il premier Silvio Berlusconi a conclusione del Consiglio dei ministri.

Marchionne ribadisce: "No agli incentivi" "Per quanto riguarda gli eco-incentivi, voglio sottolineare che l’eventuale scelta del governo di non rinnovarli ci trova pienamente d’accordo". Lo ha ribadito l’ad della Fiat in una nota. "I bonus, in Italia come negli altri Paesi europei, hanno sostenuto la domanda nel 2009, ma hanno anche anticipato acquisti che ci sarebbero comunque stati negli anni successivi. Rinnovare queste misure adesso non farebbe altro che rimandare il problema alla prossima scadenza" prosegue. "Quello di cui c’è bisogno adesso non sono palliativi al mercato, ma una forte e seria politica industriale che miri a un rafforzamento competitivo dell’industria dell’auto, un settore considerato trainante da tutti i governi del mondo" conclude.