Fiat invita S&P a vedere le «carte»

da Milano

Lunedì prossimo, come previsto, il consiglio con i numeri del secondo trimestre. Poi a seguire, prima della fine del mese, l’incontro tra l’ad Sergio Marchionne e il direttore finanziario di Fiat, Maurizio Francescatti, con gli analisti di Standard & Poor’s. E questa rappresenta una piccola novità per il ruolino di marcia della Fiat, prima delle vacanze estive. Un «fuori programma» voluto da proprio Marchionne.
Il segnale è buono. I vertici del gruppo Fiat intendono incontrare gli occhiuti analisti che danno le pagelle sulla qualità del credito a ridosso di un consiglio di amministrazione che fornirà sicuramente, a questo punto, risultati reddituali brillanti. Come già anticipato ieri dal Giornale gli analisti si aspettano un incremento dei ricavi del 10% e un balzo della gestione operativa da 360 a 600 milioni di euro. Con un utile netto vicino ai 278 milioni (e ieri il titolo Fiat ha ceduto l’1,5% a 10,5 euro).
Ma l’incontro di Marchionne con gli analisti di S&P, inizialmente previsto dopo l’estate, avrà anche lo scopo di rendere chiara la fattibilità finanziaria e patrimoniale del riacquisto delle minorities di Ferrari oggi ancora in mano a Mediobanca. Oltre ai buoni risultati ordinari, il numero uno di Fiat potrà esibire qualche altro atout. Nel parterre di accordi e microaccordi, sarà fondamentale l’intesa che Fiat Auto sta trattando per il segmento «C», tradizionalmente il più difficile per il Lingotto.
Marchionne inoltre potrà sciogliere il busillis su Fidis, la finanziaria del gruppo. Si tratta, si sa già sin d’ora, che l’operazione si è rivelata un colpaccio: per il 50% di Fidis i francesi di Bnp sono disponibili a pagare fino a un miliardo. Il saldo finale per Fiat sarebbe di una plusvalenza vicina ai 350 milioni. A cui sommare gli incassi della recente vendita di Buc e le potenziali sopravvenienze per l’alienazione della quota dell’1,8%. Tutte risorse «straordinarie» che permetterebbero a Marchionne di ricomprarsi Ferrari senza toccare la gestione della cassa derivante dalla gestione ordinaria.
Il tentativo del Lingotto è dunque duplice. Da una parte si tratta di convincere S&P che il riacquisto della Ferrari non compromette lo sforzo di riallineamento finanziario e patrimoniale. Mentre dall’altra si deve dimostrare che la gestione operativa dell’auto sta iniziando a dare i suoi frutti.
Difficile attendersi un miglioramento del rating, più credibile sperare in un cambio di outlook: solo poche settimane fa era stato confermato stabile. Prima dell’estate potrebbe ritornare positivo.