Fiat: Iveco e Cnh nel mirino per i 7.500 tagli all’estero

Marchionne negli Usa, dove è previsto un forte sfoltimento

Pierluigi Bonora

da Milano

Sarà a partire dai primi mesi del prossimo anno che la scure di Sergio Marchionne si abbatterà sulle strutture all’estero del gruppo Fiat. In tutto 7.500 tagli, come confermato nei giorni scorsi dall’amministratore delegato del Lingotto, per un costo di 420 milioni di euro. La spesa maggiore (299 milioni) per quella che si annuncia l’ultima fase dolorosa del processo di ristrutturazione dell’azienda riguarderà i settori non Auto. Su dove la scure di Marchionne si abbatterà cominciano a circolare le prime indiscrezioni. Le principali indiziate sono le divisioni Cnh e Iveco, le due società che producono, rispettivamente, trattori e macchine da lavoro, e veicoli industriali e commerciali. Nel primo caso, potrebbero esserci chiusure e sfoltimenti nei numerosi stabilimenti americani dove lavorano circa 8.900 addetti. Nel secondo, a rischio sarebbero gli impianti di Ulm, in Germania, e Madrid. Uno dei due stabilimenti sarebbe di troppo. Forbice in arrivo anche per la società Irisbus, che oltreconfine ha fabbriche a Barcellona e Annonay, vicino a Lione.
Cnh è da mesi al centro dell’attenzione di Marchionne. Nominato Harold Boyanovsky amministratore delegato, il top manager della Fiat ha quindi riorganizzato la società strutturando i due marchi Case e New Holland a livello mondiale, sia nel settore agricolo sia in quello delle macchine movimento terra. E sono sempre più frequenti i viaggi di Marchionne negli Stati Uniti (l’ultimo in questi giorni) proprio per completare la ristrutturazione di Cnh allo scopo di garantire al gruppo di Torino risultati ancora più positivi di quelli attuali. Per il 2005 Cnh prevede un aumento dei ricavi netti fino al 5%, mentre tra gennaio e settembre la divisione ha migliorato del 58% l’utile netto. E se Boyanosvky ha dichiarato che l’obiettivo immediato di Cnh è quello di «accelerare la crescita di vendite, margini e utili», per Paolo Monferino, amministratore delegato di Iveco, bisogna continuare i piani di miglioramento in ambito industriale «attraverso interventi sui costi fissi allo scopo di recuperare efficienza».
Ma Marchionne non si fermerà a Cnh e Iveco. Dimagrimenti sarebbero previsti, sempre fuori dall’Italia, anche nelle altre società del gruppo Fiat, mentre nell’organigramma dei dirigenti dell’Auto sarebbe in vista una nuova serie di tagli.