Fiat, l’Auto in Borsa accende Piazza Affari

L’ad al Giornale: «Il vero problema è che abbiamo a che fare con un mercato anormale»

nostro inviato a Torino

Ancora una volta sono state le azioni Fiat a dettare legge in Borsa. È bastato il momentaneo ritorno di attualità dell’ipotesi di scorporo di Fiat Auto dal gruppo a scatenare la corsa al titolo. La brusca inversione (chiusura a 18,74 euro con più 5,75%) dopo un inizio di giornata al ribasso (dall’avvio a 17,58 euro il titolo è sceso del 2,9% fino a 17,20) ha preso il via nel momento in cui le agenzie hanno cominciato a battere alcune affermazioni di Sergio Marchionne ad AutomotiveNews che «aprivano» a un possibile spin-off .
In un secondo tempo, al Lingotto dove ieri è stata ricordata la figura di Gianni Agnelli a 5 anni dalla morte, Marchionne ha rettificato il tiro definendo l’ipotesi di spin-off «una non notizia» e aggiungendo «di non vedere in questo momento alcuna base per considerare uno scorporo dell’Auto». Un fatto, comunque, è assodato: Marchionne non è soddisfatto dell’andamento del titolo a Piazza Affari perché, come spiega un analista, «non viene riconosciuto il valore che lo stesso amministratore delegato assegna alla divisione automobilistica la cui possibile quotazione darebbe maggiore visibilità ai flussi di cassa e ai risultati». Ad AutomotiveNews, in proposito, Marchionne aveva precisato che non si tratterebbe di questioni organizzative del gruppo, «ma di trading delle azioni Fiat a sconto rispetto alla somma delle parti; per adesso Fiat non ne ha sofferto, ma se vi fosse una perdita di valore permanente potremmo valutare uno scorporo». Ma per quale motivo il titolo Fiat, all’indomani della presentazione dei dati del terzo trimestre, ha cominciato a oscillare perdendo parte del valore accumulato dall’inizio dell’anno? (Il 13 luglio scorso le azioni valevano 24,09 euro).
A spiegarlo al Giornale è lo stesso top manager: «Il terzo è stato un grande trimestre, grande sarà l’anno ormai agli sgoccioli e ancora più grande sarà il 2008. Il vero problema è che si ha a che fare con un mercato non normale, choccato dalla crisi dei subprime e dall’instabilità economica degli Usa. Fino a quando non si risolveranno questi problemi vivremo questo clima di instabilità. Se pagheremo una cedola pesante per il 2007? Lasciamo finire l’anno, un grande anno. Vediamo». Sulla stessa lunghezza d’onda è Carlo Sant’Albano, l’ad di Ifil, che ha assistito alla presentazione del libro su Gianni Agnelli. «Sul titolo Fiat resto fiducioso perché Marchionne sta facendo un gran lavoro. Più in generale bisogna vedere cosa accadrà negli Usa. Ci avviciniamo alla fine dell’anno e potrebbe uscire ancora qualche sorpresa».
Da parte sua il presidente Fiat, Luca di Montezemolo, ha liquidato l’ipotesi spin-off con un laconico «c’è molto fervore su cose che non esistono». Ma ieri, a Torino, Marchionne ha fatto chiarezza anche su altri temi del momento, a partire dalla mancata presa su una quota di minoranza della russa Autovaz, andata invece ai rivali di Renault. «Con loro, con cui già collaboriamo, spero di fare altro», ha sottolineato l’ad, facendo capire che il gruppo, dopo il divorzio da Gm, non vede di buon occhio nuovi scambi azionari. Novità sono invece in arrivo sul fronte delle auto da città. Nel 2009 Fiat avrà una nuova “piccolina”. «Sarà costruita sulla base di una piattaforma più ridotta del segmento A e l’unica cosa che posso dire è che il modello, su cui stiamo lavorando, è una vera bellezza», ha detto l’ad. Con tutta probabilità sarà l’erede della Topolino, anzi «la nuova Topolino», come si è lasciato sfuggire l’ad del Lingotto. E mentre l’entourage della Fiat ha sul tavolo i nomi dei possibili successori di Antonio Baravalle all’Alfa Romeo (si parla di un interim di Luca De Meo, oltre all’ipotesi Roberto Ronchi, attuale ad di Maserati), ecco spuntare nel medio termine anche una fabbrica Fiat nell’area Nafta (Usa, Canada e Messico) «per vendere sul mercato americano con un utile».