Fiat, tra Maroni e Marchionne braccio di ferro sulla mobilità

Il nodo degli esuberi al centro del vertice di domani a Roma. Il ministro: «L’azienda deve parlare chiaro»

Pierluigi Bonora

da Milano

Tra il governo e il vertice della Fiat ci sono un migliaio di persone, dipendenti considerati in esubero dal gruppo torinese, che forse domani avranno le idee più chiare sul destino che li attende. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, sempre arroccato sulle proprie convinzioni ma aperto al dialogo, vedrà a Roma l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, accompagnato da Paolo Rebaudengo ed Ernesto Auci, responsabili rispettivamente delle relazioni industriali e dei rapporti istituzionali del Lingotto. L’unico punto condiviso da entrambe le parti è che «una soluzione al problema deve essere trovata». È sul come, ovvero sull’applicazione della mobilità lunga (10 anni a carico dell’azienda senza consentire agli interessati di andare in pensione di anzianità come prevede la vecchia legge, è il punto fermo espresso da Maroni), che governo e Fiat sono ancora distanti. Ancora ieri il ministro del Welfare ha ribadito che «di disapplicare una legge, come la riforma delle pensioni», non se ne parla. «Spero solo - ha aggiunto - che lunedì Marchionne mi dica con chiarezza cosa vuole l’azienda; noi siamo disponibilissimi a trovare una soluzione, a patto che sia ragionevole e non crei situazioni di privilegio per i dipendenti della Fiat rispetto ad altri lavoratori». L’altro paletto posto da Maroni è che «i costi di questa operazione, come sempre accaduto in passato, siano a carico delle imprese e non dello Stato». «C’è però bisogno di chiarezza da parte dell’azienda - ha evidenziato il ministro -: prima ci hanno chiesto la mobilità lunga, poi quella a sette anni con la deroga alla riforma delle pensioni, poi hanno acconsentito alla mobilità per 10 senza la deroga sulle pensioni, e ora ci dicono che quella proposta è inadeguata. È bene che a Torino si chiariscano le idee». Da parte sua il presidente della Fiat e di Confindustria, Luca di Montezemolo, ha auspicato che «il nodo sia sciolto» sottolineando, però, che «non bisogna basarsi su enunciazioni di principio».
Un invito alla «saggezza» è invece giunto nei giorni scorsi dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani: «L’azienda sta riprendendo quote di mercato, ha fatto buoni investimenti e ha risanato un po’ i conti. Ma ora c’è un problema relativo agli impiegati che va affrontato con grande saggezza da parte della Fiat, che non deve licenziare nessuno e, naturalmente, da parte dello Stato, in quanto problemi come questi si affrontano con gli ammortizzatori sociali».