Fiat-Opel, sindacati sul piede di guerra: «Termini chiuderà»

DI PARTE Il capo degli operai tedeschi insiste: «Soluzione Magna da preferire». Sabato tute blu in piazza a Torino

Anche i sindacati italiani cominciano a mettere il bastone tra le ruote all’operazione Fiat-Opel. Ieri, dopo aver incontrato a Francoforte i colleghi tedeschi, i rappresentanti di Fiom Cgil e Fim Cisl (alla riunione non ha invece partecipato la Uilm), hanno espresso forti preoccupazioni sul futuro delle fabbriche Fiat in Italia. «Le informazioni ricevute in Germania - ha spiegato Bruno Vitali (Fim Cisl) - sono allarmanti e dobbiamo verificarle».
A rischio di chiusura, come anticipato nei giorni scorsi dal Giornale, sarebbe infatti Termini Imerese (Palermo), mentre per Pomigliano d’Arco (Napoli) si prospetterebbe un ridimensionamento. Verrebbe poi meno la cooperazione con Pininfarina nel cui impianto di San Giorgio Canavese (Torino) nascono le Alfa Romeo Spider e Brera.
Ma fino a quando le trattative tra Fiat e Opel saranno in corso, come avverte il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, «è prematura la convocazione di un tavolo tra sindacati e istituzioni sul destino dei siti italiani di Fiat».
Molto caldo è anche il fronte sindacale tedesco. «Ciò che noi temiamo - osserva Klaus Franz, presidente del consiglio di fabbrica Opel - è che un piano industriale di risanamento che prevede tagli fino a 18mila posti possa realizzarsi. Non è un problema di Italia o di Germania, è una questione perlomeno europea, ma anche globale». Franz, a cui la soluzione Fiat continua a non essere gradita, ha inoltre definito «assolutamente incomprensibile» il fatto che il gruppo di Torino non abbia discusso «in presenza di sindacati e lavoratori» i contenuti del piano per rilevare Opel, e che i sindacati italiani «abbiano dovuto apprendere da noi» queste informazioni. Quanto alla cordata Gaz-Magna, Franz ha affermato che «se questa ipotesi significa piccole sinergie, con maggiore flessibilità e innovazione, allora tale modello viene preferito». Mentre la battaglia di Fiat su Opel infiamma anche la componente sindacale italiana (sabato a Torino si svolgerà una manifestazione nazionale), gli incentivi alle rottamazioni hanno ripreso a spingere il mercato, visto che a Mirafiori gli operai sono stati chiamati a fare sei sabati di lavoro straordinario al primo turno. Sono gli addetti alle linee di Fiat Punto e Idea, e di Lancia Musa.
Negli Stati Uniti, intanto, continua la procedura di bancarotta pilotata per Chrysler. Il tema del giorno riguarda il taglio delle concessionarie di Gm e Chrysler stessa con la possibile perdita di 200mila posti. Oggi Chrysler dovrebbe confermare la chiusura di 800 dealer che, come anticipato lunedì dal Giornale, passerebbero da 3.200 a circa 2.400. Una delegazione di imprenditori si trova da alcuni giorni a Washington per fare lobby sui piani di chiusura annunciati. L’agenzia Bloomberg, dal canto suo, citando fonti della Casa Bianca, sostiene che una bancarotta di Chrysler potrebbe richiedere almeno due anni di tempo e non due mesi come indicato dal presidente Barack Obama. Il termine di 60 giorni segnalato da Obama lo scorso 30 aprile riguarda lo scenario di una bancarotta della casa automobilistica condizionata alla vendita degli asset migliori a un altro gruppo, individuato in Fiat, ma a quel punto i creditori potrebbero intraprendere una battaglia per le altre attività nel tentativo di recuperare denaro.