Fiat, ora sulla Maserati è guerra Modena-Torino

L’investimento in Piemonte e le incognite sull’impianto storico del
Tridente allarmano operai e sindacati emiliani. L'ex Bertone avrà 600 milioni. Domani Marchionne a
Montecitorio

Modena e Torino, oppure Modena o Torino? È la domanda che assilla gli oltre 600 lavoratori della Maserati nel capoluogo emiliano. I 600 milioni che serviranno a rinnovare l’ex stabilimento Bertone di Grugliasco, nell’area torinese, affinché possa accogliere la produzione della nuova berlina di segmento E del Tridente, lo stesso dove a dominare sono Bmw Serie 5, Mercedes Classe E e Audi A6, aggiunge preoccupazione su preoccupazione alla forza lavoro modenese. L’investimento annunciato ieri da Sergio Marchionne nell’incontro con il governo a Palazzo Chigi, e commentato positivamente dal sindaco di Torino, Sergio Chiamparino («tra Mirafiori e Grugliasco le risorse in arrivo ammontano a circa 2 miliardi») fa intravedere interessanti prospettive per il migliaio di dipendenti della ex Bertone.
Non è così, invece, 300 chilometri più a Sud. In via Ciro Menotti, a Modena, il timore è che gradualmente la storica fabbrica della Maserati venga ridimensionata. E nonostante i conti del marchio siano positivi, impiegati e operai si domandano che ne sarà dell’impianto. Le linee producono la berlina Quattroporte e le sportive Gran Turismo, e rispetto a Grugliasco l’impianto emiliano più di un tot (8mila unità) non può sfornare. «Continua a non esserci chiarezza - afferma Giuseppe Violante (Rsu Fiom) - e tutti i sindacati sono in allarme. L’azienda non dà risposte. Non esiste un piano industriale su Modena». Al di là del cambio dei modelli (la futura Quattroporte è annunciata nel 2012), il destino di Modena potrebbe passare attraverso una nuova maggiore integrazione con la vicina Maranello (Ferrari). Ma sono solo supposizioni.
A tutto questo si aggiunge un Harald Wester, in pratica l’ingegnere capo di tutto il gruppo Fiat, nonché amministratore delegato di Maserati, oltre che di Alfa Romeo e Abarth, sempre più impegnato sui vari fronti tecnico-operativi di cui è responsabile, incluso quello americano (Chrysler). Ecco perché anche in casa del Tridente si chiede a Marchionne di scoprire di più le carte. Sapere che, come spiegato tempo fa dal top manager, «Maserati non andrà via da Modena», che «è possibile abbia più di un sito di produzione», perché «quello attuale ha limiti strutturali», quindi non entrare nel merito dei singoli impianti, non fa altro che alimentare le polemiche e i timori. E Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, nemico numero uno dell’amministratore delegato della Fiat, può così cavalcare la situazione: «La governabilità delle fabbriche, gli intoppi al progetto Fabbrica Italia, sono scuse per non dire che Marchionne non ha un vero piano industriale. Che c’e un depotenziamento delle attività in Italia».
Domani Marchionne relazionerà davanti alla commissione Attività produttive della Camera. Chissà se proporrà qualche slide in più.