Fiat: "Piano da 8 miliardi, ma chiuderà Termini" Idv: "Statuetta al premier per ogni licenziato"

Marchionne: "Siamo ambiziosi, 8 miliardi in 2 anni". Poi la notizia: "Termini smetterà di produrre auto a dicembre 2011. Panda a Pomigliano ". Scajola convoca un tavolo. Protesta delle tute blu, con la frase choc del deputato Barbato, che poi ritratta

Roma - "Abbiamo un piano ambizioso per la Fiat, soprattutto in Italia" così Sergio Marchionne apre la riunione con governo e sindacati a Palazzo Chigi. Nei prossimi due anni gli investimenti della Fiat in Italia ammonteranno a 8 miliardi. "Bisogna conciliare i costi industriali con la responsabilità sociale - avrebbe proseguito Marchionne - il puro calcolo economico avrebbe conseguenze dolorose, che nessuno vuole. Ma un’attenzione esclusiva al sociale condurrebbe alla scomparsa dell’azienda". L’ad del Lingotto avrebbe sottolineato che "l’operazione con Chrysler è un tassello fondamentale per il futuro di Fiat. Vogliamo che l’incontro di oggi sia tutt’altro che rituale". 

Termini Imerese, stop alle auto Gli impianti della ex-Bertone, acquisiti di recente dalla Fiat, produrranno due modelli Chrysler. Lo ha detto l’amministratore delegato di Fiat a Palazzo Chigi. Cattive notizie per lo stabilimento di Termini Imerese: non produrrà più auto dal dicembre del 2011. "Ci sono condizioni - avrebbe aggiunto l'ad - di svantaggio competitivo. Lo stabilimento è in perdita e la Fiat non può più permetterselo. Siamo disposti a discutere proposte di riconversione con la Regione Sicilia e con gruppi privati e a mettere a disposizione lo stabilimento".

Panda a Pomigliano Entro il 2012 la Fiat è disponibile a produrre fino a un range compreso tra 800 mila e 1 milione di vetture, dalle 650 mila auto attuali. Lo avrebbe detto  Marchionne aggiungendo anche che lo stabilimento di Pomigliano "così non può reggere", Marchionne avrebbe confermato la possibilità di destinare a Pomigliano una nuova piattaforma per la produzione della futura Panda. "Ci vuole un atto di coraggio". La destinazione di una nuova piattaforma allo stabilimento campano "richiede infatti ingenti risorse e comporterà ulteriore inattività per i lavoratori. Servirà un prolungamento del sostegno al reddito" avrebbe aggiunto Marchionne, precisando che "questa soluzione, pur comportando un impegno per tutti, è l’unica strada, anche se non è una soluzione ottimale dal punto di vista della logica industriale".

Nuovi modelli Nel biennio 2010-2011 arriveranno 11 nuovi modelli Fiat, tra cui il nuovo Doblò, la Giulietta, la nuova Panda e la nuova Y.  A Mirafiori vengono confermati nel biennio i modelli attuali. A Cassino, nel 2010, si aggiungerà la produzione della Giulietta. Melfi "sta lavorando bene" e saranno confermati gli attuali modelli.

Gli incentivi In Italia "le misure di sostegno alla domanda hanno contenuto l’emorragia" delle vendite di auto. Ma "è ragionevole pensare che senza una uscita graduale dalla fase degli incentivi il mercato precipiti verso la soglia di 1.700.000 unità". A lanciare l’allarme è Marchionne. Poi ha aggiunto che le vendite di auto in Italia "a fine anno dovrebbero attestarsi a circa 2,1 milioni di unità, in leggero calo rispetto al 2008". Insomma l’ad ha sottolineato che "tutti noi che operiamo in questo settore sappiamo bene che gli incentivi hanno evitato il crollo delle vendite nell’anno in corso, anticipando però vendite future".

Scajola: "Tavolo per Termini" Il ministro per lo Sviluppo Claudio Scajola convocherà al più presto un tavolo tra la Fiat e i sindacati per approfondire il piano industriale presentato da Marchionne relativamente allo stabilimento di Termini Imerese. È quanto trapela da fonti presenti alla riunione di Palazzo Chigi. "La criticità è Termini Imerese. L’ad Marchionne ha indicato la disponibilità a collaborare, non possiamo perdere quel polo industriale". spiega Scajola chiedendo uno "sforzo congiunto" di azienda, enti locali e governo. "Abbiamo il tempo - ha aggiunto - di mettere insieme le risorse: quelle già dichiarate dalla regione Sicilia, quelle che il governo può dare per individuare un diverso sviluppo industriale" dello stabilimento che garantisca l’occupazione.

Operai in piazza Presidio dei lavoratori davanti al parlamento in occasione della riunione a Palazzo Chigi dove l’azienda, con l’ad Sergio Marchionne, incontra il governo e le organizzazioni sindacali per presentare il piano industriale per l’Italia. Un gruppo di lavoratori, soprattutto di Termini Imerese e Pomigliano, ha piazzato striscioni nel fondo della piazza e ha già intonato canti e slogan di protesta. "Duemilacinquecento famiglie senza lavoro: non lo permetteremo" recita uno striscione dei lavoratori di Termini che, spiegano: "Se oggi Marchionne è qui è grazie alla lotta che Termini ha fatto nel 2002". "Non è vero che le auto a Termini costano mille euro in più" affermano altri lavoratori mentre un altro gruppo, sulle note della Tarantella, grida "Pomigliano non si tocca".

Barbato choc "Per ogni operaio della Fiat buttato fuori, la tiro io in faccia la statuetta a Berlusconi". Lo ha detto, prendendo la parola durante il sit-in di protesta degli operai Fiat di fronte a Palazzo Chigi, Francesco Barbato, deputato dell’Italia dei Valori. "Di chi perde il posto di lavoro e di chi non l’ha mai avuto: è di questo che si deve occupare un governo serio" ha aggiunto.

Poi la smentita "Voglio specificare il mio pensiero perché le mie parole sono state fraintese. Ai lavoratori della Fiat che manifestano a Montecitorio ho detto che per ogni lavoratore licenziato criticherò duramente in aula Berlusconi e il governo e proseguirò nelle sede istituzionali e nelle piazze questa battaglia per la difesa del lavoro. L’Italia dei valori come è noto è il partito della legalità ed è contro ogni atto di violenza. In piazza ho invitato i manifestanti a mantenere la calma in una situazione che poteva diventare tesa". Così il deputato Idv puntualizza il senso della sua frase.

Di Pietro: si scusi "Non so se le affermazioni del collega, onorevole Barbato, siano più ridicole che tragiche. Una cosa è certa, non rispecchiano assolutamente il pensiero dell'Italia dei Valori che è contro ogni forma di violenza nei confronti di chicchessia. Per questo l'onorevole Barbato si scusi al più presto per le sgradite e pesanti affermazioni se vuole continuare a stare nell'Italia dei Valori". Lo afferma, in una nota, il leader dell'Idv Antonio Di Pietro.