Fiat, a Pomigliano rivolta contro la «cassa»

NapoliMille operai della Fiat di Pomigliano d’Arco (Napoli), hanno fatto sentire la loro voce per tutta la giornata di ieri, contro la cassa integrazione in cui sono stati collocati (in cinquemila, più altri ottomila dell’indotto) da luglio dello scorso anno. Una protesta dura, iniziata davanti ai cancelli dello stabilimento di Pomigliano, con una assemblea e proseguita con le occupazioni di strade statali e autostrada.
È stata una giornata nera per il mondo operaio: cariche della polizia, qualche ferito e sei manifestanti portati al commissariato di Acerra per l’identificazione e poi tutti rilasciati. Per loro, però, è scattata la denuncia a piede libero per manifestazione non autorizzata, resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio. Tra loro anche un delegato sindacale della Fiat di Pomigliano d’Arco.
Le nubi scure che si addensano sul rinnovato stabilimento della casa torinese, non lasciano presagire tempi migliori. Rammaricato per lo sviluppo da cronaca nera, che ha dovuto subire la protesta degli operai Fiat è Gerardo Giannone, della Rsu Fim: «Noi rivendichiamo solamente il nostro diritto a esistere e a lavorare. Siamo la parte sana della società. Siamo quelli che pagano le tasse per primi e osservano la legge». Preoccupata per il mantenimento del posto di lavoro, anche se «retribuito con soli milleduecento euro al mese», è Luisa, 51 anni, tre figli e un marito disoccupato. Anche lei sfila in corteo con i mille. Ma, lungo il percorso che li separava dall’Autosole (oltre 15 chilometri), il numero dei partecipanti si è fortemente assottigliato.
Il momento clou della protesta è stato allo svincolo della A1: centinaia di manifestanti sono riusciti ad aggirare la barriera di poliziotti e a invadere la carreggiata autostradale. Poi la tensione si è stemperata, e tra le forze in campo, operai da una parte e polizia dall’altra, ci sono stati anche momenti di dialogo e reciproca comprensione.
«Oggi - riprende Giannone - la Fiat ha la responsabilità di darci un piano industriale, il governo ha la responsabilità di tutelare l’economia del Mezzogiorno». «È stata una protesta pacifica ma, come avevamo previsto, la tensione con la polizia è anche la conseguenza di una esasperazione che da tempo il sindacato sta segnalando», dice Giovanni Sgambati, della Uilm Campania. Solidarietà è stata espressa anche dalla Ugl, con Francesco Falco. «Questi atti sono figli dell’esasperazione. È ora che il governatore Antonio Bassolino e l’assessore regionale Andrea Cozzolino, e l’intero Consiglio regionale, si facciano sentire convocando un tavolo con l’azienda e i sindacati».