Fiat, pressioni su Pechino per «sbloccare» Nanjing

da Milano

Trecento milioni di euro: è quanto deve sborsare il partner Nanjing per contribuire al piano di sviluppo che, secondo la tabella di marcia dell’amministratore delegato Sergio Marchionne, porterà la Fiat a vendere 300mila automobili tra il 2010 e il 2011. Nella missione lampo della scorsa settimana a Pechino il top manager del Lingotto ha interessato del caso Nanjing i massimi livelli del governo, tanto che l’incontro tra Marchionne e il vicepremier Zeng Peiyan è figurato tra le notizie più importanti trasmesse dal notiziario del Canale uno cinese.
L’auspicio della Fiat è che l’alleato storico Nanjing decida di seguire il gruppo italiano nel programma di sviluppo che prevede, una volta installate le linee di montaggio della Linea e della Grande Punto, il lancio di un modello l’anno. L’obiettivo potrà essere raggiunto grazie a un investimento congiunto di 600 milioni di euro, metà dei quali a carico del partner locale. All’incontro con il vicepremier cinese, oltre a Marchionne, erano presenti Alfredo Altavilla (responsabile delle alleanze di Fiat Group Automobiles), Ferruccio Luppi (capo dello sviluppo del business di Fiat Group), Franco Amadei (presidente di Fiat Group China) e Dag Schenk (amministratore delegato di Fiat Group China). Secondo quanto risulta al Giornale la delegazione guidata da Marchionne non avrebbe posto una sorta di ultimatum a Nanjing ma, nell’interesse di entrambe le parti, si sarebbe limitata a informare il vicepremier cinese della necessità di arrivare al più presto a una soluzione e della disponibilità a proseguire il cammino insieme al socio di Nanchino. Al massimo entro l’autunno, comunque, la situazione dovrà essere sbloccata. Risolta in un modo o nell’altro (in caso di divorzio con Nanjing sarebbe pronto un accordo con Chery), Marchionne avrà modo di preparare con maggiore calma lo sbarco dell’Alfa Romeo in Cina (dal 2009 la 159 dovrebbe essere costruita nell’impianto della Chery, di Wuhu, al ritmo di 30-35mila unità). «Il mercato cinese supera di poco i 4 milioni di auto l’anno - ha detto al Giornale Andrew Humberstone, capo di Fiat Auto China, in occasione del lancio della Linea - e in questo Paese il segmento C (quello della Linea, ndr) rappresenta circa 800mila unità. Quindi, con l’introduzione di questo modello nel giro di 18 mesi contiamo di avere una presenza significativa in un segmento dove prima eravamo assenti. Ci sono due punti che vanno presi in considerazione: il primo è l’introduzione di un nuovo prodotto, in secondo luogo bisogna programmare di nuovo l’organizzazione e le strutture, in termini di capitale umano, creando una rete di distribuzione».