«Per Fiat primo trimestre meglio di un anno fa»

da Milano

Nel gruppo Fiat di oggi, in piena accelerazione dopo il lungo pit-stop e con l’ambizione di azzerare l’indebitamento nel 2008, forse ci sarebbe stato spazio anche per Avio. Tra le dismissioni fatte prima del suo arrivo, per Sergio Marchionne quella di Fiat Avio forse sarebbe stato meglio evitarla.
È l’unico riferimento specifico alle gestioni del passato che l’amministratore delegato del Lingotto ha palesato ieri nella tavola rotonda organizzata a Milano dalla GE Italia. Relatori, con il top manager della Fiat, il presidente e amministratore delegato di GE International, Ferdinando Beccalli-Falco e il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani. A una decina di giorni dalla presentazione dei conti d’inizio anno («il primo trimestre è stato molto meglio dello stesso periodo del 2006 - 151 milioni il dato precedente, ndr -, l’indebitamento si è ridotto e ci aspettiamo un aprile-giugno piuttosto forte»), Marchionne ha ricordato gli ingredienti della ricetta che ha permesso alla Fiat di uscire dalla crisi. «C’è stato un rapido cambiamento culturale dell’azienda - ha detto l’ad - e ho scommesso su un team di giovani, dove per tali intendo tutti coloro che sono andati incontro a uno svecchiamento di mentalità, quindi anche i sessantenni. Nel mondo ci sono 180mila dipendenti che fanno capo a 300 persone a loro volta in diretto contatto con me. Ora ci muoviamo con la velocità delle luce e più rapidi degli altri: la decisione, per esempio, di anticipare il lancio della 500 a luglio è stata presa in 2 ore. Inoltre, per realizzare un modello adesso impieghiamo solo 18 mesi. La Fiat, negli anni scorsi, ha pagato soprattutto la non conoscenza del mercato». Sui nodi che restano da sciogliere, come la già annunciata uscita da Mediobanca, Marchionne ha precisato che la vendita della partecipazione di poco inferiore al 2% «potrebbe avvenire molto prima di fine anno: bisogna comunque aspettare la scadenza del patto di sindacato a luglio».
E a proposito dell’assemblea speciale del 7 maggio, chiesta da alcuni azionisti delle risparmio con all’ordine del giorno la conversione dei titoli in ordinari, Marchionne ha ribadito che «non ci muoveremo nei prossimi mesi» e che «eventualmente, nel medio e lungo termine, una struttura del capitale più semplice, magari sarà necessaria, ma non c’è niente di urgente». Non è mancato un accenno sulle prospettive del titolo in Borsa: «Se si guarda al piano industriale e ai risultati - ha commentato l’ad - ci si accorge che 19 euro non bastano per giustificare quell’attività industriale».
A Piazza Affari ieri la quotazione delle azioni torinesi non ha comunque brillato, arretrando dello 0,72% a 19,08 euro.
Moderata da Enrico Mentana, la tavola rotonda ha visto il ministro Bersani invitare sia la Fiat sia la GE, maggiore multinazionale presente in Italia (giro d’affari di 163 miliardi di dollari, di cui 7,2 nella penisola, e profitti netti nel 2006 per 20,5 miliardi) a puntare sul nostro Paese e mantenervi le attività produttive.
«La nostra società ha sempre considerato diversi campi di investimento in Italia - ha risposto Beccalli-Falco - e ci sono ancora campi specifici in cui intendiamo investire e investiremo». Marchionne ha aggiunto che la Fiat «sta investendo parecchio per creare una grande industria», indicando subito dopo due punti fondamentali per mantenere il gruppo competitivo a livello globale: la flessibilità della manodopera che «è essenziale» e la necessità di predisporre dei piani di incentivi per i manager legati alla produttività e al raggiungimento dei target.
«Anche parte del mio stipendio - ha concluso - è legata al raggiungimento di certi obiettivi e se non li raggiungo non guadagno».