Fiat pronta ad aprire la sua rete a Chrysler

Barack Obama si augura che «Chrysler trovi nelle prossime settimane un partner di business» e che «General Motors sviluppi un piano che le consenta di tornare redditizia». «L’impegno del Paese - ha proseguito il presidente degli Usa, nel suo intervento di ieri - è per un’industria americana dell’auto del Ventunesimo secolo che crei posti di lavoro e produca veicoli “verdi”».
Nessun accenno a Fiat, il partner a cui lo stesso capo della Casa Bianca aveva dato la «benedizione» nelle scorse settimane. Un modo, questo, per non interferire nella fase cruciale dei negoziati tra i due gruppi. Mancano, infatti, due settimane alla scadenza dei termini fissati da Washington e sia Sergio Marchionne (nella foto) sia Bob Nardelli, numero uno della casa Usa, stanno cercando di stringere i tempi soprattutto con le banche creditrici. È da registrare, in proposito, la volontà degli obbligazionisti di Chrysler di chiedere al governo una quota azionaria del nuovo gruppo italo-americano in cambio di concessioni sul debito. Sul fronte finanziario continua anche l’azione di Cnh Capital, attraverso cui il Lingotto bussa allo sportello predisposto dalle autorità Usa per i salvataggi bancari. Fiat, secondo il Detroit Free Press, vuole chiedere al braccio finanziario di Cnh Global, società controllata al 90% da Torino, il rimborso di un prestito da 5,2 miliardi di dollari concesso nel 2008. Il denaro servirebbe a rivitalizzare la posizione finanziaria della casa torinese e, in ultima analisi, facilitare l’alleanza con Chrysler.
La possibilità, intanto, che Marchionne assuma nei prossimi mesi anche l’incarico di amministratore delegato del gruppo di Auburn Hills, è stata commentata positivamente dalla Washington Post, che però pone una serie di interrogativi: in particolare, il quotidiano della Capitale parla di tempi troppo ristretti («i 30 giorni concessi dalla Casa Bianca per chiudere l’intesa potrebbero non essere sufficienti: “È un’impresa erculea”»); inoltre, ci sono preoccupazioni sul fatto che «solo nel 2011 si potranno vedere i risultati concreti dell’alleanza». Da qui, continua il quotidiano rifacendosi ai commenti di alcuni analisti e a un’affermazione di Obama («il processo di ristrutturazione delle case automobilistiche richiederà scelte difficili e in qualche caso impopolari»), alcune opportunità che si presenterebbero a Torino anche in caso di bancarotta per Chrylser. Ma la principale delle tesi della Washington Post («Fiat rileverebbe asset di valore come il marchio Jeep»), si scontra con la volontà di Marchionne di non far pesare l’operazione sulle casse del Lingotto. Sicuramente il top manager della Fiat, che oggi nella veste di vicepresidente parteciperà a Zurigo all’assemblea di Ubs, un piano d’azione lo ha pronto. Ottenuto il via libera da Obama, davanti a Chrysler si presenterebbero almeno due anni di «vuoto» (le vetture con motori ecologici sviluppate sulle piattaforme Fiat e marchio americano arriveranno, come detto, nel 2011). Come colmare questo periodo? Il piano di Marchionne prevederebbe che, fin dai mesi successivi alla firma dell’accordo, la fitta rete commerciale europea e sudamericana del Lingotto sia a disposizione degli americani. In pratica, i concessionari Fiat aprirebbero le loro porte anche ai marchi Chrysler, Dodge e Jeep consentendo agli alleati di aumentare il loro peso nelle regioni chiave. Ma c’è anche l’ipotesi che il gruppo diretto da Marchionne venda in Europa, con il marchio Fiat, un modello della famiglia Usa. Le soluzioni, come si vede, sono già state riposte in un cassetto in attesa del verdetto della Casa Bianca.
E veniamo a Gm, costretta ieri a richiamare 1,5 milioni di veicoli per problemi che potrebbero causare l’incendio del motori. I creditori di Detroit riterrebbero - secondo indiscrezioni - «meno probabile» il raggiungimento di un accordo «fuori dal tribunale» con la casa automobilistica. La Cnbc sostiene che i creditori non avrebbero ancora ricevuto una nuova proposta per la ristrutturazione del debito in cui, tra l’altro, rientrerebbe anche il prestito da 13,4 miliardi accordato dal Tesoro.
Alla luce di questo il governo starebbe valutando uno swap di parte del prestito in titoli da Gm. Se così fosse, si troverebbe a controllare una quota. Da parte sua il direttore del Consiglio economico, Lawrence Summers, parla di «progressi» nelle trattative di Gm e Chrysler.