Fiat prosegue il rinnovamento Sciolto il patto tra gli azionisti

Addio alla «consultazione» con Generali, Imi e Deutsche

da Milano

Un altro pezzetto del passato Fiat diventa davvero «passato»: ieri l’Ifil ha annunciato lo scioglimento del patto di consultazione con Assicurazioni Generali, Imi Investimenti e Deutsche Bank sottoscritto nel ’99. L’accordo prevedeva l’impegno degli aderenti al patto di informare gli altri firmatari nel caso di vendita totale o parziale della propria quota Fiat vincolata nel patto per metterli in condizione di fare eventualmente un’offerta. Di per se stésso l’accordo non aveva ormai più un gran peso, ma è l’ennesimo segnale che la «svolta» Fiat non si ferma. E che il gruppo continua a «sfrondare» tutto quello che non viene ritenuto strategico. In Borsa nessuno scossone: Ifil ha guadagnato lo 0,3%, mentre la Fiat ha perso lo 0,15%.
L’accordo di consultazione era nato dopo lo scioglimento di un altro patto, ben più vincolante, di sindacato, cui partecipava anche Mediobanca. Al momento della sua nascita, il 18 giugno ’99, pesava per il 36,8% sull’intero capitale del gruppo torinese. Ieri, dopo tre aumenti del capitale Fiat varati nel 2001, 2003 e 2005 in cui nessuno degli azionisti aveva apportato al patto le quote rivenienti, il peso dell’accordo era sceso al 12,3%. E mentre Ifil aveva il 10%, Generali e Imi avevano ciascuna solo lo 0,8% e Deutsche Bank lo 0,7. Un patto che non aveva quindi più ragione di proseguire.
Lo scioglimento, che sembra non abbia trovato la minima opposizione dei soci minori che hanno infatti aderito alla richiesta Ifil nel giro di pochi giorni, arriva mentre si avvicina la decisione della Fiat di uscire da Mediobanca: una scelta che fino a non molto tempo fa sarebbe stata impensabile e che si è invece inserita nel «new deal» lingottiano senza troppi contrasti. E sembra essere anche un segnale della tranquillità con cui la famiglia Agnelli guarda al futuro della società, e al suo controllo. Anche se tra gli azionisti e nel vertice del gruppo sembrano emergere alcuni dissensi. Se mai, sarà curioso vedere quale sarà il prossimo obiettivo della «potatura» torinese.
Smentita invece la possibilità che lo scioglimento del patto preluda alla nascita di uno nuovo con l’ingresso di un altro azionista di peso, come Tata. La smentita è netta e non lascia dubbi. Anche se fonti torinesi parlano di un asse sempre più stretto con gli indiani che stanno diventando l’ interlocutore privilegiato del vertice guidato da Sergio Marchionne. E a Torino da qualche tempo le cose corrono sempre più in fretta.