Fiat punta al 30% del mercato italiano

Gm, il 2005 è stato l’anno peggiore per il gruppo di Detroit: persi 8,6 miliardi di dollari

da Milano

Fiat punta a una quota del 30% del mercato italiano nel 2006, mentre dagli Usa arrivano notizie poco incoraggianti sui conti di Gm, ma il presidente americano Bush mette le mani avanti: nessun aiuto a General Motors e Ford, per uscire dalla crisi dovranno cavarsela da sole.
Marchionne ha confermato gli obiettivi sui conti 2005, come pure quella di raggiungere una quota «media» del 30% del mercato italiano nel 2006: il che starebbe a significare che i primi mesi dell’anno potrebbero ancora restare sotto questo obiettivo, anche se «la Punto va bene e gli ordini sono superiori alle 100mila unità». E ieri Marchionne ha visitato anche la Fiat di Melfi che produce ogni giorno 1.545 vetture e dove sono stati investiti 590 milioni per la realizzazione della nuova catena di produzione della Punto. Nella seconda metà dal 2007, poi, è confermato che dovrebbe arrivare la nuova Cinquecento, costruita in Polonia in collaborazione con la Ford. In ogni caso alla Fiat in questo momento «non c’è bisogno di finanziamenti e nel primo semestre la liquidità è piuttosto elevata» ha aggiunto l’ad del Lingotto, riferendosi alla possibilità del lancio di un bond.
Quanto agli annunci e alle smentite sul futuro della finanziaria Fidis, Marchionne ha precisato che «stiamo valutando le opportunità per rafforzare l’interesse del gruppo nell’attività finanziaria» e ha ribadito che «non abbiamo intenzione di vendere la Fidis» e che se mai la Fiat «ha un’opzione per riacquistare la quota delle banche entro il 2008». Infine, sulla questione degli esuberi, «stiamo aspettando la risposta del governo, lavoriamo con il ministro Maroni».
Se a Torino sembra che sul piano industriale le cose stiano marciando, dall’altra parte dell’Atlantico Gm conferma che il 2005 è stato l’anno nero per il gruppo di Detroit: le perdite sono arrivate a 8,6 miliardi di dollari, con il titolo che in un anno è sceso da 33 a 23 dollari, dopo aver anche toccato un minimo di 18 durante l’anno. Su Gm hanno pesato soprattutto le attività del Nord America, la stessa cosa è accaduta per la Ford, che ha chiuso però il 2005 con un utile di due miliardi di dollari, anche se la sua divisione americana ha perso 1,6 miliardi. Ford e Gm hanno annunciato drastici piani che prevedono tagli di siti produttivi e di occupazione. Tant’è vero che proprio ieri la Ford ha detto che senza la collaborazione dei sindacati sarà impossibile rilanciare la società.
E mentre gli americani annaspano in una crisi che sembra avvitarsi su se stessa, i giapponesi continuano a conquistare posizioni: Toyota nel 2005 ha prodotto 7,36 milioni di auto, con un aumento del 9,5% e diventando il secondo produttore mondiale dietro a Gm. Nissan, secondo produttore giapponese e legata strettamente alla francese Renault, è cresciuta del 9,4% a 3,5 milioni di unità prodotte. Honda ha toccato i 3,4 milioni di vetture, con un incremento del 7,2%, mentre Mazda si è limitata a 864mila auto, con un dignitoso +5,6% nell’intero anno. Unica eccezione Mitsubishi, con un calo del 3,4% a 1,3 milioni di auto prodotte.