La Fiat punta 500 milioni per conquistare la Cina

Il nuovo manager Humberstone: «Ecco i piani fino al 2010». Chery cerca l’accordo su Alfa Romeo

Pierluigi Bonora

da Milano

Trecentomila è il numero che più ricorre nel nuovo piano di sviluppo della Fiat. Tante, nelle aspettative dell’amministratore delegato Sergio Marchionne, dovranno essere le Alfa Romeo vendute nel 2010 e lo stesso vale per il marchio Lancia. E 300mila saranno anche le automobili che il gruppo torinese prevede di vendere, sempre nel 2010 in Cina, mercato che con India, Russia, America Latina e Turchia è al centro del programma di rilancio internazionale messo a punto da Marchionne. A Pechino, dove ieri è stato inaugurato il primo Salone dell’auto, il nuovo capo di Fiat Auto in Cina, Andrew Humberstone, ha spiegato come il gruppo intende raggiungere gli obiettivi e recuperare il tempo perduto (nelle scorse settimane, come anticipato dal Giornale, Marchionne aveva di fatto «tagliato» buona parte del management italiano in Cina).
«La musica deve cambiare anche qui - ha detto Humberstone - perché solo con un deciso cambio di mentalità e di approccio al mercato possiamo raggiungere le 300mila unità nel 2010». Il manager ha quindi confermato il lancio di un nuovo modello all’anno, da qui al 2010, con un investimento complessivo di 500 milioni di euro. Americano, 42 anni, Humberstone è dal 12 ottobre al vertice di Fiat Auto in Cina. Si occupa di automobili da 20 anni e in passato ha diretto le aree commerciali e marketing di società d’importazione con sede a Dubai. Marchionne lo ha chiamato lo scorso maggio indirizzandolo subito nella «task force» progetti speciali. Insieme allo stesso amministratore delegato e ad Alfredo Altavilla, responsabile delle alleanze di Fiat Auto, ha seguito passo dopo passo le intese con l’indiana Tata e quindi i progetti di rilancio in Cina. A Pechino la Fiat presenta la berlina Perla, di cui nel 2007 conta di vendere 16mila unità. Nello stand è esposta anche la Grande Punto. In proposito, a Torino sono in corso valutazioni che potrebbero sfociare nella decisione di produrre il modello sotto la Muraglia. «In Cina - ha aggiunto Humberstone - la svolta della Fiat ha suscitato pareri positivi. È necessario che l’ondata di energia partita dall’Italia e che ha già toccato Europa, America Latina e Turchia ora arrivi anche in questo grande Paese. La strategia di rilancio ha due obiettivi: capire bene il mercato locale, le esigenze del cliente e i servizi da offrire; creare valore per gli azionisti attraverso l’aumento di ricavi e produttività della joint-venture Fiat Auto-Nanjing».
Humberstone sarà anche molto attento alle opportunità che si apriranno in Cina, come quella che recentemente ha permesso a Torino di siglare una partnership sui motori con Chery. La stessa casa automobilistica cinese fornirà i motori alla Linea che sarà in vendita nel Paese asiatico nel 2008. E a proposito di Chery, voci non escludono l’esistenza di negoziati con Fiat per produrre sotto la Muraglia vetture Alfa Romeo. «I cinesi hanno avanzato la richiesta», dice una fonte. Alla fine del 2006, intanto, saranno 40mila le vetture Fiat vendute tra Pechino e Shanghai e oltre 50mila il prossimo anno.