Fiat, raggiunto l’accordo per lo sviluppo di Mirafiori

Parte dell’area passerà agli enti locali. A Torino una linea della Grande Punto

Pierluigi Bonora

da Milano

Comincia a delinearsi il futuro di Mirafiori. L’accordo siglato ieri da Fiat ed enti locali prevede la nascita nell’area di un polo di ricerca e innovazione tecnologica legato a trasporti e mobilità. Ma il capitolo che più interessa sindacati e istituzioni riguarda la conferma che la Grande Punto, così si chiama il nuovo modello Fiat che sarà in vendita da settembre, verrà prodotta oltre che a Melfi anche a Mirafiori. Tra Regione Piemonte, Provincia, Comune di Torino e Lingotto è stata stabilita la cessione agli enti pubblici di aree disponibili nel comprensorio di Mirafiori per complessivi 300mila metri quadrati. Fiat ha comunicato la propria intenzione «di collocare nel territorio un centro diretto di vendita di eccellenza. L’intesa prevede anche la cessione da parte di Fiat di una vasta area, non utilizzata per attività industriali, situata tra i comuni di Torino e Collegno». Il preliminare di vendita sarà finalizzato la prossima settimana, dopo l’adozione da parte degli enti stessi delle necessarie delibere. Il valore dell’operazione ammonta a 70 milioni. «L’accordo - ha commentato il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta - inverte la tendenza dell’ultimo decennio, periodo nel quale si era ridotta la quota di automobili prodotte in Piemonte dal 50 al 25 per cento». Il sindaco Sergio Chiamparino ha sottolineato come questo sia «un segnale importante da aggiungere all’imminente lancio di nuovi prodotti, che si annunciano attraenti e competitivi dal punto di vista economico, i quali possono dare notevole slancio per la riconquista da parte di Fiat di importanti quote di mercato».
Soddisfatti anche i sindacati. Secondo Antonio Marchina, segretario della Fim torinese, «il giudizio sull’accordo è molto positivo poiché risponde a due richieste che da sempre avevamo avanzato: che si investisse su Mirafiori per gestire la fase di transizione e ridurre la cassa integrazione in attesa del nuovo modello e che l’utilizzo delle aree fosse compatibile con il mantenimento di attività produttive». La parte di Mirafiori che diventerà pubblica (300mila metri quadrati su 3 milioni) riguarda un pezzo di un luogo-simbolo che più di ogni altro ha scandito i ritmi dello sviluppo industriale italiano. Lo stabilimento, inaugurato il 5 maggio 1939 su progetto dell’ingegner Bonadè Bottino inizialmente su un milione di metri quadrati, è cresciuto fino a 3 milioni e nel comprensorio, oggi, operano 16mila dipendenti del gruppo più 2mila tra fornitori e aziende di servizio. Realizzato dal senatore Giovanni Agnelli per affiancare il Lingotto, era definito dagli operai «l’università della Fiat» perché lì venivano sperimentate le innovazioni tecnologiche e organizzative.
A Mirafiori sono nate le auto italiane di maggior successo, quelle entrate in tutte le case degli italiani, simboli del boom economico, come le 500 e le 600, la 127 e la 124, la Uno e la Punto. Attualmente a Mirafiori si producono Punto, Idea, Musa, Multipla, Thesis e 166. Chiuso l’accordo per Mirafiori, l’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, presenterà mercoledì a Palazzo Chigi il piano di rilancio di Fiat Auto aggiornato nei capitoli relativi ai nuovi modelli e agli stabilimenti dove saranno prodotti.
Il piano rivisitato dovrebbe confermare i ruoli, oltre che di Melfi, anche di Termini Imerese, chiuso da marzo per allestire la nuova linea della Ypsilon, di Pomigliano a cui sono destinati i modelli Alfa Romeo, e di Cassino dove nascono Stilo e Croma.