Fiat risale in Europa La quota di mercato ora raggiunge l’8,4%

Il Lingotto prepara il sorpasso a Renault: in gennaio il gruppo secondo nelle vendite solo a Volkswagen. La Punto vettura più richiesta nel Vecchio continente

Pierluigi Bonora

da Milano

Fiat Auto torna protagonista in Europa e la Borsa dà un’ulteriore spinta al titolo (più 0,66%), mantenendolo con un buon margine sopra gli 8 euro (8,36 la chiusura di ieri con scambi pari all’1,55% del capitale). Gennaio ha confermato la ritrovata vena del gruppo automobilistico di Torino, secondo come aumento delle vendite (più 17,9%) solo al gigante tedesco Volkswagen (più 19,4%). La Punto, inoltre, nel primo mese dell’anno è risultata la vettura più venduta nel Vecchio continente: 38mila unità e complessivi 145mila ordini per il modello artefice del rilancio torinese. «Erano 10 anni - sottolineano al Lingotto - che un nostro modello non raggiungeva un dato di tale rilievo».
«La Punto, come le Olimpiadi - ha commentato il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo - è il prodotto vincente di un’Italia che lavora con passione e con determinazione, che ha qualità, capacità e talento per eccellere. Vedere questa bellissima auto sul gradino più alto del podio, consacrata come la vettura preferita in mezzo a una marea di concorrenti equivale a una medaglia d’oro non solo per la Fiat, ma anche per tutto il Paese».
La crescita di Fiat Auto, in un mercato che ha visto le immatricolazioni salire del 2,6%, ha riguardato i principali Paesi: più 67% in Germania, più 30,7% in Spagna e più 9,7% in Francia. In aumento sono anche le quote, ovvero il peso che un costruttore ha a livello complessivo. In proposito, la penetrazione in Europa di Fiat, Lancia, Alfa Romeo, con Ferrari e Maserati, è passata dal 7,3 del gennaio 2005 all’8,4% del primo mese del 2006. Ma oltre a Fiat (più 23,2% e una quota al 6,4 dal 5,3%), anche gli altri marchi italiani mostrano il segno più. E tra questi Alfa Romeo (più 6,2%) sembra essersi lasciato alle spalle le difficoltà che hanno caratterizzato il 2005, vero annus horribilis. La prossima settimana, inoltre, si aprirà con la presentazione della nuova 159 Sportwagon, le cui vendite inizieranno a metà marzo. La disponibilità della «familiare» dovrebbe dare l’impulso decisivo all’intera gamma 159 (23mila ordini per la berlina). Anche Lancia, nonostante la mancanza di novità (le vendite continuano a reggersi soprattutto su Musa e Ypsilon) continua a «tenere»: più 1,8% e penetrazione invariata rispetto allo scorso anno (0,9 per cento).
Secondo il Centro studi Promotor, «sulla domanda di autovetture in Europa influisce anche la politica delle case automobilistiche, fortemente orientata all’innovazione di prodotto allo scopo di stimolare il mercato di sostituzione. Positive, per il settore, sono anche le prospettive meno sfavorevoli che sembrano aprirsi per i prezzi dei carburanti». Osservando la classifica dei costruttori si nota come, rispetto al gennaio di un anno fa, per Fiat Auto sia possibile anche un primo importante sorpasso. La francese Renault, nonostante l’impatto favorevole della vettura a basso costo Logan, prodotta in Romania, ha registrato il dato peggiore del mese: meno 17%. La quota dei transalpini, lo scorso anno al 10,8%, è così scesa all’8,8%, poco più di quella del gruppo italiano.
«Senza dubbio - commenta l’analista di una banca d’affari - i dati europei lasciano intravedere un futuro immediato positivo per il gruppo guidato da Sergio Marchionne. L’andamento delle immatricolazioni in Europa mostra come gli ultimi modelli di Fiat Auto siano stati azzeccati e, soprattutto, abbiano colpito nel modo auspicato il pubblico». Anche Banca Imi, che recentemente ha dedicato un report al settore delle quattro ruote, mette in conto un buon 2006 per Fiat Auto («raggiungerà un trading profit di 180 milioni), in linea con le aspettative di Marchionne. La banca d’affari non si stupirebbe invece di un rallentamento nel 2007, mettendo in dubbio che le stime per la divisione (margine tra il 2-4% secondo l’amministratore delegato del Lingotto) possano essere raggiunte. All’orizzonte, infatti, Banca Imi vede ancora poca chiarezza sui futuri nuovi modelli e difficoltà a livello di penetrazione nel contesto internazionale.