Fiat: a rischio Termini Imerese e Pomigliano No di Scajola: "Garantire i lavoratori in Italia"

Il sito di <em>Handelsblatt</em> cita il &quot;dossier Phoenix&quot; presentato da Marchionne: rischiano i due stabilimenti italiani che danno lavoro a 6.800 operai. No comment del Lingotto. Il ministro scrive a Montezemolo. La Cgil: &quot;Se lo tolga dalla testa&quot;

Berlino - La coperta è corta. Il piano che la Fiat ha presentato lunedì scorso al governo tedesco per un’eventuale unione con la Opel prevede la chiusura di alcuni impianti in Europa. Inclusi due in Italia: Termini Imerese e Pomigliano d'Arco. Lo scrive oggi il quotidiano tedesco Handelsblatt nella sua edizione online. Le informazioni, scrive il giornale - che cita fonti vicine ai negoziati - sono contenute nel documento presentato da Sergio Marchionne al ministro dell’Economia tedesco, Karl-Theodor zu Guttenberg (Csu), dal titolo "Project Phoenix". Nessun commento da parte della Fiat alle indiscrezioni del quotidiano tedesco.

Stabilimenti nel mirino Il piano di un’acquisizione di Opel da parte di Fiat prevederebbe la chiusura in Italia degli impianti di Termini Imerese e Pomigliano d’Arco, entrambi nel Mezzogiorno. Lo riferiscono fonti sindacali. I sindacati lamentano che Marchionne fino ad oggi non li ha mai informati sul piano di acquisizione di Opel. E spiegano che Fiat ha sempre detto che non è in grado di garantire nulla circa il futuro degli stabilimenti italiani. Nei siti di Pomigliano d’Arco e Termini Imerese sono occupati, tra diretti e indotto dentro il perimetro, circa 11-12mila lavoratori. I diretti sono 5.200 nella cittadella industriale alle porte di Napoli e 1.600 a Termini.

Stop di Scajola La centralità delle fabbriche italiane, nell’ambito dell’accordo tra Fiat e Chrysler e delle trattative per la Opel, "è fondamentale". Lo scrive il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola in una lettera al presidente della Fiat Luca di Montezemolo e all’ad Sergio Marchionne. Nella lettera, Scajola preannuncia anche un incontro, presenti i sindacati, per discutere le prospettive dell’azienda in Italia. "L’accordo raggiunto dalla Fiat con la Chrysler - scrive Scajola - ha costituito per l’economia del nostro Paese un fatto di grande rilievo: una nuova prospettiva di sviluppo, maturata nel pieno della crisi del settore. Il governo ha tempestivamente supportato la domanda del settore, in linea con gli altri Paesi. Ora - prosegue Scajola - fondamentale sarà il permanere della centralità del sistema produttivo italiano in un progetto che possa continuare a essere sostenuto dal sistema degli incentivi pubblici disponibili per lo sviluppo economico e produttivo del nostro Paese".

Durissima la Fiom "Come si poteva prevedere, i raid senza controllo di Marchionne in giro per il mondo rischiano di fare pesanti danni all’industria e all’occupazione. Si tolgano dalla testa di poter chiudere stabilimenti in Italia, ovunque essi siano" così Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale della Fiom. "Adesso basta - aggiunge Cremaschi - il Paese si deve svegliare e dire al nuovo amministratore delegato della Chrysler che deve tornare con i piedi per terra e garantire l’occupazione e il lavoro. Altrimenti i problemi, enormi, li avrà in Italia e non in Germania".

Vecchi progetti Questo piano, scrive il quotidiano, è datato "maggio 2009". Non si tratterebbe quindi del piano intitolato "Project Football", del mese scorso, che questa settimana era stato attribuito alla Fiat dal quotidiano Faz e che il Lingotto aveva smentito. Il documento "Project Football", secondo la Faz, prevedeva la chiusura di 10 impianti in Europa, inclusi quelli di Pomigliano e Termini Imerese. L’articolo pubblicato online dall’Handelsblatt non fa i nomi dei due impianti italiani che verrebbero chiusi, ma sottolinea - sempre citando il piano - che la Fiat vuole entrare anche in Gm Sud America e Gm Sud Africa, oltre che in Gm Europa.